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Lettera Riservata Al Signor Ministro

Lettera riservata al signor ministro

Egregio ministro dell’Interno colonnello Gava; addì 10 luglio, nel
quadro delle operazioni militari della «polizia più efficiente
del mondo» come lei ebbe felicemente a definirla in una conferenza
stampa insieme a Gufo di Montezemolo, la situazione è la seguente:
GUERRA MONDIALE. Essa si è conclusa felicemente: cinquantamila
uomini con elicotteri e autoblindo hanno stroncato ogni provocazione,
fosse essa inglese, tedesca o argentina. Abbiamo militarizzato intere
città, abbiamo perquisito anche i corner, abbiamo stretto gli
hooligans in una morsa implacabile. L’ltalia ha appoggiato questo
patriottico impeto d’ordine fischiando gli inni nazionali nemici. La
guerra e vinta; avendo però saputo che a Buenos Aires sono stati
fischiati i nostri alpini, chiediamo se lei non ritenga necessario l’invio
di un contingente navale per rappresaglia. Siamo forse da meno
dell’Inghilterra? Oggi fischiano gli alpini, domani, chissà, la
Carrà.
CONCERTI ROCK. Abbiamo occupato con trentamila uomini i concerti di Vasco
Rossi, Eros Ramazzotti e Madonna. I primi due concerti non ci hanno dato
problemi: Vasco Rossi è un gran bravo ragazzo e Ramazzotti sembra
più carabiniere di un carabiniere. Contro la pericolosa Ciccone,
alias Madonna, erano invece pronti a intervenire il battaglione
“Torquemada” con mutande in kevlar, e il reparto speciale
“Biffi”. In verità, dopo aver visto lo show, le
dirò che rimasi assai più turbato da uno spettacolo del
circo di Moira Orfei. L’unico momento in cui ho pensato di intervenire e
stato quando la Ciccone si è presentata sul palco con reggiseno a
punta del tipo proiettile da obice 150, qualificabile come arma impropria.
Indossando però la Ciccone il sopradetto obice in spazio aperto e
non occupato da limitrofi, ritenni non imminente il conficcamento doloso
del di cui oggetto in altrui e diedi perciò ordine di soprassedere.
In quanto all’indossamento da parte della Ciccone della maglia di Baggio,
lo ritenni nulla più di una furbata e me ne fregai,
interverrò però pesantemente nel caso che Baggio si presenti in
campo con un reggiseno a punta.
ANTIDROGA. Altri trentamila uomini sono stati impiegati nel primo giorno
dell’applicazione della Legge. Essendo però poco chiaro il concetto
di “dose media” che separa il tossico dallo spacciatore abbiamo
incontrato grosse difficoltà. Abbiamo fermato seimila e due
persone. Di esse tremila, dopo pesaggio, sono state definite
“spacciatori”. Duemila, “tossici”. Gli altri mille
“tossatori”, cioè tossici in procinto di spacciare o
spacciatori pronti a consumarsi la dose invenduta. Abbiamo rilasciato le
altre due persone. La prima, tale Aldo Biscardi, era uno sconvolto che
parlava in modo così anomalo e anacolutico da mettere in crisi
anche noi carabinieri. Disse che veniva da un periodo di stress. Negli
abiti gli trovammo un chilo e mezzo di polvere rossa. Ci spiegò che
era forfora. Inoltre beccammo tale “Carlos” con 16 chili di
cocaina. Era costui in possesso di lasciapassare firmati da Kgb, Cia,
Sismi, Siede, Spectre e Admm (Amici di Marta Marzotto). Disse che la coca
gli serviva per «tenersi su nelle azioni», ma non volle dirci
quali. Volevamo sospendergli la patente, ma nella Legge non è
precisato a che altezza va sospesa se a un metro, o tre o sei. Rilasciammo
anche lui.
Gli uomini rimanenti addi 10 luglio li divisi secondo il seguente elenco:
ventimila di scorta ai Vip, mille sul fiume Reno contro i guardoni, mille
a difesa delle statue sfregiabili (tre nei musei aperti), duemila a
spegnere incendi con l’acqua, duemila a razionare l’acqua per spegnere gli
incendi, cinquantasei puniti, trenta in licenza, sedici a sfilare come
modelli per Armani (ormai usa solo sergenti).
A questo punto assegnai all’antimafia il contingente restante: e
cioè due pantere in Puglia e due in Basilicata. Sfortuna volle che
quel giorno la mafia ammazzasse quattro persone in Calabria. Certo,
è perfettamente inutile che con problemi gravissimi quale la scorta
di De Michelis, i concerti di Ramazzotti e i tossici di 13 anni, noi
dobbiamo occuparci di una guerra ormai persa. Ma che figura ci facciamo?
So che un settimanale sta preparando la “Baretta verde”, un
carro funebre della Doxa che percorrerà tutto il Sud rilevando il
tasso di mortalità violenta regione per regione. Verrà poi
compilata una cartina su cui la gente potrà scegliere
tranquillamente la vacanza. Ad esempio risulterà che le coste del
Molise hanno 20 mila colibacilli, ma solo tre morti per Aids e quattro
di mafia. La Sicilia ha spiagge con soli 200 colibacilli, ma 150 morti
ammazzati. Spero che questo rassereni la popolazione. Ho quindi provveduto
a rafforzare i contingenti di polizia in Calabria mandando due
uomini-rana. Resto però ugualmente preoccupato della situazione. So
cosa mi risponderà, colonnello Gava: che sono il solito esagerato,
che Andreotti ha detto che la mafia non è poi così forte
come sembra, che non dobbiamo sprecare forze preziose in una battaglia
perduta. Ma mi permetta un’obiezione. Giorni fa, nel suo ufficio, lei ci
ha detto che la guerra tra Mafia e Stato è ormai vinta dalla Mafia.
Fin qui niente di male. Ma perché dopo ci ha fatto brindare, e ci
ha fatto fare la “ola”?
Con sospettosa fedeltà, capitano Ciccone Michele

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