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I pericoli d’estate in città

CALDO, negozi chiusi, smog, non sono i peggiori nemici dell’estate in
città. Sono in agguato insidie da cui non è facile
difendersi. Eccone un elenco.
IL TOSSICOPOLARE – Essere che ha sviluppato una dipendenza all’aria
condizionata, tale da temere che un istante di esposizione al caldo
possa incenerirlo. Obbliga i suoi colleghi di ufficio a vivere
sottozero e indossare cappotti. Dopo il lavoro balza dentro la sua
auto, riconoscibile dai ghiaccioli sul volante. Appena dentro casa,
accende una bufera di climatizzatori che schianterebbe un eschimese.
Non va al ristorante se non è sicuro di potersi sedere vicino
al getto d’ aria fredda, mangia solo mozzarella di freezer tagliandola
col piccone.
A VOLTE lo si può trovare raggomitolato nel cassone dei gelati.
Di notte costringe la moglie a dormire nel sacco a pelo sotto un
cannone che spara neve artificiale. Si è liberato dalle zanzare
ma talvolta nel sonno viene morsicato da un tricheco. Il suo motto
preferito è: “Che estate di merda, ci sono quaranta gradi
e io ho sempre il raffreddore”.
IL LAVATORE D’AUTO – Uomo in mutande che, in mezzo alla strada, ogni
notte, lava la sua macchina in una pozza di schiuma e detersivo larga
anche duecento metri. Inutile fargli notare che l’auto è
più che pulita. Vi sorriderà tristemente e
tornerà alla sua ossessione. Se volete farlo felice,
vomitategli sul parabrezza.
IL CALABRONE DELLA NOTTE – Alle tre di notte, quando dopo molti
tentativi siete riusciti a prendere sonno, sotto la vostra finestra
passa questo essere maligno, a bordo di un veicolo che emette un
rumore senza paragoni nella scala cacofonica universale. È
qualcosa che sta tra una sega elettrica, una zanzara smarmittata e
la colica di una Formula uno. Il rumore inizia da chilometri di
distanza e si spegne all’alba. Nessuno è mai riuscito a vedere
chi sia il terribile calabrone della notte. Si favoleggia di un
vecchietto su un minuscolo motorino. Blocchi stradali e agguati non
hanno dato alcun esito.
LA SFILATA – D’estate, la città è invasa da sciami di
Manifestazioni. Sui viali c’è la maratonina, sul lungomare il
Festival Bar, nel chiosco cinquecentesco un dibattito sul premio
Strega, durante il quale anche i sarcofagi sbadigliano e si aprono
come ostriche. Ma la peggior disgrazia è scoprire che la vostra
passeggiata è bloccata da una Sfilata. Modelle beccheggianti e
ramboidi in bermuda hanno occupato militarmente la piazza davanti a un
parterre di Vip rintronati. Non avvicinatevi, o dovrete subire il
selvaggio assalto degli stilisti, in confronto ai quali un vù
cumprà è meno insistente. Non contenti di aver invaso
gli studi televisivi, sfilano in stazioni, scalinate, darsene, morgue,
spacciando la ripetitività per scuola, le zip aperte per
trasgressione, il griffaggio di profumi e accendini per
creatività. Nessun angolo della città sfugge a questi
ambulanti miliardari, telepresentati dal Pippone e dalla Pippona di
turno in un ininterrotto spot ossequioso. Sono parate militari del
banale elevato a potenza, scopiazzature di quadri e costumi antichi,
versioni impellicciate e pralinate della sagra paesana e della
processione del Santo, senza il miracolo di un attimo di
spontaneità, e con la carica sexy di una polleria. Anche se
Naomi divora chilometri come una marciatrice russa, e gli stilisti
spendono miliardi di pubblicità e organizzano feste lussuose
per trovare nuovi complici, il magazzino delle idee è vuoto.
Se passate vicino a una sfilata, sfilate via.
IL SORDO DEL TELEVISORE – Signore che tiene la finestra aperta e il
volume del televisore a livello di concerto rock. Tutta la zona viene
svegliata alle sette di mattina dalla sigla delle Tartarughe ninja.
Costringe i condomini a vedere tutti lo stesso telegiornale,
perché il suo audio annichilisce gli altri. Guarda tutto,
compreso il Dipartimento Scuola Educazione alle quattro di notte, e
se gli abitate vicino potrete diventare geometri in un mese. A volte
aggiunge alla televisone un giradischi a tutto volume. Dalle finestre
contigue arrivano lanci di pentole, frecce e bestemmie, ma non
c’è niente da fare. Non si può chiamare la polizia
perché l’agente vi risponderà “mi dispiace
signora, ma se non abbassa quel televisore non capisco una
parola”. Non si può suonare al campanello, né
telefonargli perché non sente il trillo. L’unico modo per
fermarlo è scalare la parete della casa ed entrare dalla
finestra. Lo troverete addormentato e vi confesserà
candidamente che lui la televisione non la guarda mai, la tiene
accesa perché gli fa compagnia.
L’ANNAFFIATORE – Entità superiore, che da altezza misteriosa
fa precipitare in continuazione getti d’acqua sui passanti. Giorno e
notte, il rumore della sua cascatella risuona nel silenzio della
strada. Si ignora quale tipo di foresta tropicale o avido baobab
debba annaffiare in continuazione. Se siete colpiti dal getto,
inutile guardare in su, l’annaffiatore misterioso è invisibile,
tutt’al più potrete veder tremolare qualche geranio. Se gli
gridate di star attento, smette per due minuti, e poi lo stillicidio
riprende. Se lo insultate, molla giù annaffiatoi, bulbi e, in
qualche caso, vasi di oleandri da un quintale.
LA PALLOTTOLA VAGANTE – Succede sempre più spesso che, nel
corso di sparatorie tra bande camorriste, qualche cittadino venga
colpito. È un gaio far west di pistoleri strabici sempre
più spavaldi e numerosi, a riprova che queste organizzazioni
stanno riprendendo il dominio del territorio. Ma pochi nel governo e
nell’opposizione lo ammettono, o si allarmano, riservando sdegno e
durissime reazioni soltanto alla faida di Arcore. La magistratura,
in un anelito di verginità, sembra aver archiviato deviazione
e connivenze. Perciò, per chi vuol rischiosamente passeggiare,
segnaliamo i capi più “in” dell’estate. Per lei, la
tuta antiproiettile stile pompierone che fa tanto Sigourney Weaver
in “Alien”. Per lui, la canottiera in lamiera e il
giubbotto verde corazzato alla Bossi, con auricolare per accordarsi
sul voto col Polo. Per i giovani la maglietta con la scritta “I
remember mafia”, un bel concertone in piazza e l’assicurazione
che il ritorno della camorra si inquadra nel generale revival degli
anni Sessanta. L’unico vero problema sono i seicentomila kalashnikov
camorristi. Perché questa crisi dei fucili made in Italy?

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