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BANANA BOAT Di Stefano Benni

BANANA BOAT di Stefano Benni

laRepubblica 28 marzo 2020

Due signori erano in fila per entrare al supermarket. Per qualche misteriosa ragione, che decide i destini degli uomini, tra i due era nata subito una corrente di antipatia.
Un po’ perché era freddo e aspettavano in fila da un’ora, e un po’ perché erano antropologicamente diversi. Anche a un esame sommario, avresti intuito che erano portati a inimicizie politiche sportive e di ogni genere.
Uno era alto coi baffetti, un cappotto elegante e un bel cappello blu, l’aria superiore e un sorrisino ironico, uno non abituato alla file, ma a passare davanti e farsi riverire.
Aveva una mascherina e un carrello da spesa di una certa eleganza, in tinta col vestito, pronto a riempirsi di ogni bene di Dio.
L’altro era piccolo, grassottello, con una giacca a vento che sembrava ritrovata secoli dopo una spedizione all’Antartide. Era agitato, scalpitava e proferiva oscure minacce contro il governo e i supermercati in genere, e sbuffava perché i tempi di attesa erano lunghi.
Aveva una busta di plastica assai misera, invece della mascherina un fazzoletto smoccicato sulla bocca e in testa una specie di tortello rosso di lana, fumava.
Non era la differenza di censo che li separava, ma qualcosa di più sottile. Il signore in blu era molto più arrabbiato e umiliato dal dover aspettare in quella fila di massaie e vecchiette, ma era troppo altezzoso per ammetterlo.
Il signore col berretto rosso invece mostrava tutta la sua rabbia per quel tempo perso, anche se non aveva niente altro da fare, e oltretutto era appena a un metro di distanza dal signore blu e questo lo infastidiva e gli lanciava sguardi del tipo “stia lontano lei coi suoi virus di merda”.
Passarono vari minuti. Un vento freddo sferzava le persone in fila come in un romanzo russo, qualcuno chiacchierava, qualcuno parlava male del governo e dei prezzi dei fagioli, qualcuno si soffiava il naso, altri consultavano le liste della spesa. Una vecchietta mezza cieca simile a un topo bagnato aveva in mano un biglietto con sopra almeno trenta cose da comprare scritta in minuscoli caratteri geroglifici, e lo consultava sistemandosi gli occhiali, inquieta e senza capirci molto. Stava proprio davanti ai due, ma non li degnava di uno sguardo, troppo presa dal decifrare il papiro.
Dodici, undici, dieci, nove entrarono. La fila avanzava, qualcuno protestava perché uscivano carrelli troppo pieni “ma cosa mangiano quelli lì,ma quanti sono in famiglia!” Qualcun altro era congelato e pregava che la fila si sveltisse.
Otto, sette, sei cinque, quattro, tre entrarono. Un omone enorme entrò e uscì con un pacchettino di biscotti. Fu disprezzato e deriso.
Ed eccoci al momento fatale: mancavano tre persone e spiando dentro ai vetri, il signore in blu e quello col cappello rosso videro che vicino alla bilancia c’erano rimaste solo due banane.
Erano entrambi dotati di mogli ghiotte della preziosa delicatezza, e mai avrebbero voluto rinunciarvi. I due sarebbero stati insultati e tacciati di incapacità.
Uscì una signora, entrò la vecchietta papirologa e i due si scontrarono. “Guardi c’ero prima io” “No prima io, lei era dietro”
“Io sono qui da un’ora” “Io sono nato qui, vede quella casa rossa? È la mia “. E già l’antipatia era diventata rissa e odio e intanto tutti e due guardavano le due banane superstiti e dorate in bella mostra vicino alla bilancia.
Il commesso, visto che proprio non si mettevano d’accordo disse: “Va bene, entrate pure in due, ma state a distanza”.
I due scattarono. Il signore in blu perse il cappello, scivolò ma era in testa di tre metri verso l’obbiettivo, quando sfortunatamente si scontrò con un carrello e fu superato dal signore dal berretto rosso che con un guizzo sorprendente per la mole allungò le mani verso l’agognata bacca, detta dai più frutto. Ciò fatto, si diede a una danza trionfante. Mancava solo che facesse il verso dello scimpanzé.
Ma da dietro il muro sbucò improvvisa la vecchietta papirologa e disse:
“Ecco, mi stavo proprio dimenticando le banane” e le artigliò.
I due restarono immobili. Si lanciarono uno sguardo desolato e il signore in blu chiese:
“Le banane sono finite?”
“Sì” disse il commesso
“Le banane sono finite”…ripeté con voce spenta l’uomo col berretto rosso e nella sua voce c’era un tale dolore che il signore col cappello blu si pentì di averlo così odiato.
Uscirono insieme e si guardarono.
Che ci crediate o no, qualcuno per strada ribaltò il carrello della vecchietta e le banane sparirono. Sono in corso indagini.

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