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Dialogo Estivo Con Un Venditore Di Video Hard

Dialogo estivo con un venditore di video hard

(Dramma italico in un atto. Scena, un negozio di videocassette.
Personaggi: il venditore, il cliente).

VENDITORE – Desidera signore?
CLIENTE (guardandosi intorno, un po’ imbarazzato). – Io vorrei…
qualcosa di forte, non so se mi spiego.
– Abbiamo gli ultimi arrivi, roba veramente “hard” ecco qua,
può scegliere tra “La frusta di Scalfaro” “La
furia di Di Pietro” l'”Andreotti assatanato” oppure
“Durissima reazione quattro”, del serial “Silvio contro
tutti”.
– Ho già le prime tre videocassette, che differenza
c’è?
– Che ogni volta la situazione è più difficile.
– Per lui?
– No, per il governo quando gli toccherà salvarlo dalla
galera.
– E qualcosa di più divertente?
– Beh, dopo il successo di “Silvio contro tutti” hanno
subito girato il remake comico “Il ruggito del
maggiordomo”.

È UNA commedia all’italiana con l’onorevole La Loggia che
sembra la Barbie di Berlusconi, gli premi la pancia e parla come il
suo leader, fa la faccia cattiva con Caselli, minaccia. Un Pierino
per Rotary, capisce il genere?
– Capisco: e avete la “Furia di Di Pietro” in lingua
originale?
– Abbiamo la versione in argot verbal-carabinierese, però con
i sottotitoli in italiano. E senza tagli né omissis.
– E come finisce?
– Con Di Pietro che nel tentativo di diventare il leader di destra del
centro di una sinistra che vuole strappare il centro alla destra, ha
una crisi di identità e distrugge la statua equestre in
scamorza che aveva commissionato a uno scultore. Alla fine finisce in
clinica a interrogarsi allo specchio urlando “non ripeta quello
che dico, qua le domando le faccio io”.
– Accidenti, un vero dramma psicologico. E la “Frusta di
Scalfaro”?
– Roba da cinefili perversi. Guardi la copertina, col ritratto di De
Sade fatto da Man Ray, uguale al nostro presidente. Ci sono tutti i
discorsi esoterici di Oscar Luigi, il dramma di un uomo che nello
sforzo di dire senza farsi capire del tutto, finì col non
capire più del tutto cosa diceva. Nell’ultima scena si vede
Oscar che, in sagoma controluce come Hitchcock, esclama:
“È ora di dire chiaro e tondo che Cavour non si è
comportato bene”. The end. Una chicca.
– Bestiale. E mi dica, nell'”Andreotti assatanato”
c’è la scena del bacio?
– No: quando Totò Riina si avvicina, c’è un taglio e
l’inquadratura si sposta sul fuoco che arde nel camino.
– Ipocriti! Allora non lo voglio. Cosa c’è di integrale?
– C’è “Verifica”, sette ore di dialoghi godardiani
tra Bertinotti e Prodi, una grande coppia, per gli amici D’ Artagnan
e Aramis, per i nemici Stalin e Ollio. Tutti e due sono preoccupati
per il Sud, ma Bertinotti si riferisce alla Calabria, Prodi a Kyoto.
Alla fine al posto dei titoli di coda, ci sono i titoli della Borsa
di Milano.
– Non è un po’ noioso?
– Non più di un’intervista a De Benedetti
– Capisco. Ma io vorrei qualcosa di nuovo, di appassionante…
– Ho “Riforme”, un drammone vecchio stile. Massimo, giovane
statista, cerca di redimere Silvia, una ricca ex cantante di night,
e avviare insieme a lei una stagione di riforme, ma all’improvviso
scoprono l’ orribile impedimento al loro amore…
– Sono fratello e sorella?
– No, vogliono diventare tutti e due presidente della Repubblica.
– Commovente. Ma non avrebbe qualcosa di più trasgressivo?
– Abbiamo “Trasgender”, con le sessanta trasformazioni
politiche dei giornalisti della Rai da Vespa a Minoli, oppure “La
verità sulle stragi”, centoventi minuti di nero con la
scritta “Ci scusiamo per la momentanea interruzione”.
– Di più, di più!
– Ma lei, mi scusi, è un vero zapper della merda! Abbiamo
“Picconate” con Frank Cossiga, in bilico tra Altman e
Alzheimer, abbiamo “Fuga per la vittoria” con Licio Gelli.
E se le piace il gorgonzola-western, abbiamo “Sparate
verdi”, dieci cassette di minacce, chiamate alle armi e deliri
padani con una cassetta di smentite di Bossi. Che cosa vuole
ancora?
– Non saprei. In realtà, le confesso, volevo solo sincerarmi
che la produzione di queste videocassette fosse ancora fiorente.
È così consolante sapere che dopo queste ire e sdegni
e deflagrare di aggettivi e tuonare di epiteti e Furia, Frusta e
Fiamme, tutto tornerà come prima, trattasi solo di finzione
cinematografica, qualche Commissione provvederà e il paese
rivolgerà la sua pacata indignazione contro i veri nemici, gli
spacciatori saraceni, i sanguinari squatter e le nozze tra froci,
poiché questi film non intaccano la fondamentale
serenità dialettica della nostra società.
– Certo che no, però adesso compri qualcosa oppure si levi
dalle balle, rompicoglioni stalinista cerchiobottista bastoncarotista
inebetito terrone fautore di uno squallido regime clientelare.
– Non compro un cazzo da lei gangster restauratore demagogo lobbysta
bancarottiere vendilapelledellorsista tantovalagattallardozampinista
fautore di infame disegno paleocapitalista.
– Ho capito. Arrivederci a lei, gentile cliente.
– Arrivederci e grazie della sua disponibilità, gentile
venditore.

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