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Il Rapporto Del Vigile René Pieton

Il rapporto del vigile René Pieton

EGREGIO signor comandante, ecco il rapporto sui fatti. Io, vigile
urbano René Pieton, mi trovavo in servizio sulla strada per Spa
nei giorni del controesodo. Notando un insolito affollamento al
chilometro undici, mi sono recato sul posto, rendendomi conto che era
appena avvenuto uno spaventoso incidente. Nel sinistro, provocato
dalla fitta pioggia, erano coinvolti almeno venti autoveicoli, di
modello a me ignoto. Erano delle spider decorate con scritte quali
Marlboro, McLaren, Benetton, e assomigliavano a scatole di sigarette
con le zampe. Pezzi di questi strani veicoli erano disseminati qua e
là, e tutto intorno rotolavano gomme grosse come forme di
parmigiano. Sul luogo dell’incidente si erano radunati migliaia di
curiosi eccitati.
Ho visto spesso la gente fermarsi per un tamponamento, ma mai tanta.

A QUESTO punto ho cercato di allontanare i presenti con la paletta
gridando “circolare, circolare”, ma nessuno mi ha dato
retta, anzi si sono levati cori ingiuriosi. Intanto dalle auto
uscivano i feriti, già bendati come mummie, e mi sono
meravigliato per la prontezza delle medicazioni. Da ulteriore esame
ho però rilevato che non si trattava di bende, ma di tute,
anche loro decorate con tatuaggi pubblicitari. Avvicinatomi a colui
che mi era stato indicato come responsabile del tamponamento, tale
Coulthard, di nazionalità scozzese, gli chiedevo subito
patente, libretto e perché la sua macchina non aveva la targa,
anche se per la verità non aveva neanche più il muso e
le ruote.
Un agente di polizia, tale Durand, mi bloccava, e mi spiegava
rudemente che eravamo in presenza di una gara di Formula Uno, e che
le auto dovevano ripartire subito. Gli obiettavo che prima bisognava
convocare la Polstrada per le rilevazioni di rito. Invitavo
altresì gli incidentati a scambiarsi i moduli assicurativi per
i danni. Uno di loro, di nome Alesi mi spiegava che i danni
ammontavano a sessantacinque miliardi di lire, ma ho capito subito
che voleva far la cresta. Mentre chiedevo il bollo al signor Alesi,
vedevo carri Aci andare e venire con rapidità mai vista,
sentivo rombare i motori e le auto ripartivano. Con abile intuito,
giungevo nei pressi della curva detta Rivage, ove assistevo a un nuovo
sinistro. Il signor Coulthard stava procedendo a andatura normale, con
la testa girata all’indietro, come se attendesse qualcuno. Ed ecco
piombare alle sue spalle, spruzzando acqua come un motoscafo, un
veicolo rosso guidato da un turista tedesco di nome Schumacher.
Vedendolo arrivare il signor Coulthard rallentava e veniva tamponato
dal tedesco, che proseguiva la corsa su tre ruote. Avvicinatomi al
signor Schumacher, mi accingevo a multarlo per eccesso di
velocità e guida monca e pericolosa, ma costui usciva
dall’auto inferocito e si dirigeva minacciosamente verso il
tamponato.
Coulthard spiegava che aveva rallentato per cambiare la cassetta di
Iglesias nel mangianastri, ma non veniva creduto. Scoppiava una rissa
sedata dai presenti. Chiedevo all’agente Durand di intervenire, ma
egli mi spiegava sottovoce che il signor Schumacher non poteva essere
arrestato, essendo un raccomandato di ferro, ossia il pilota
più pagato del mondo, un miliardo a sgasata o poco meno.
Osservando il signor Schumacher, notavo che oltretutto egli è
dotato di un pericoloso mento carenato e non provvisto di parafanghi,
atto a speronare. Venivo altresì informato che, l’anno scorso,
aveva cercato di spingere fuori strada un tale Villeneuve, pare per
una questione di donne. Mentre la corsa proseguiva sotto la pioggia,
imparavo altri particolari su questa setta motorizzata. Anzitutto,
che non si fermano a far benzina come gli altri facendosi un
caffè o una pisciatina, ma hanno una fretta maledetta.
Entrano in luoghi chiamati box, dove decine di loro amici gli
riempiono il serbatoio in dieci secondi e cambiano tutte e quattro le
gomme (che spreco!), senza che siano forate. Questa follia si chiama
pit stop e la spacciano per una gran trovata moderna. Io ho obiettato
che mio nonno pratica il pit stop da cinquant’ anni, perché per
sfuggire al controllo di mia nonna, riesce a entrare in un bar e fare
il pieno di Pernod in meno di dieci secondi, e lo fa da solo e senza
tutta quella gente intorno. Allora l’agente Durand mi ha spiegato che
attorno alla Formula Uno c’è il solito giro di miliardi, di
sponsor, e diritti televisivi, e quindi non valgono le regole della
ordinaria viabilità, i piloti possono fare tutto quello che
vogliono, e al pubblico piace così. Non convinto, con mossa
rapida riuscivo a infilare un verbale dentro al casco del signor
Schumacher, ma quello lo sputava fuori e io venivo bruscamente
allontanato.
La zona si svuotava rapidamente e tutto tornava
normale, se si eccettua che, nella foga del rientro, avvenivano
settanta tamponamenti. Ma l’agente Durand mi spiegava che si era
creata una condizione di eccitazione culturale pluricilindrica di
massa ed era meglio lasciar stare. Tutto ciò rientra nella
legge dell’ Evento, sostenuta dal ministro belga Popcorn
Veltronì e dall’unico accordo bicamerale che abbia veramente
riunito governo e opposizioni. Secondo questo accordo la cultura
è esclusivamente cinema, sport e musica quando ci sono adunate
oceaniche, incassi plurimiliardari e dirette tv. Non sono quindi
considerati cultura i libri, le piccole produzioni cinematografiche e
teatrali, il jazz, lo sport nella scuola, gli istituti italiani
all’estero, la tarantella e la pallamano. A questo punto, signor
comandante, io le chiedo:
(a) con che faccia potrò fare una multa per guida pericolosa a
uno col portapacchi che traballa, o col cane che sventola la lingua
fuori dal finestrino, come prescritto dal codice.
(b) ritiene giusto che il signor Schumacher con il suo mento carenato
e il signor Coulthard che ascolta Iglesias in curva e tutti questi
signori che si fanno corna e dispetti a ogni sorpasso circolino
indisturbati e diano il cattivo esempio agli automobilisti che
già sono abbastanza maleducati?
(c) se tutto questo è regolare, io ho un cugino che si chiama
Thierry, detto Thierry le Tir. È il guidatore più
indisciplinato della città, va in moto su una ruota sola, fa
gli slalom sui marciapiedi, punta le vecchiette sulle strisce, si
infila all’interno nelle file, posteggia davanti ai passi carrai, si
porta il clacson in casa per suonare se trova il bagno occupato, e una
volta ha tamponato apposta un camion di maiali per rubarne tre al
volo. Le sembra giusto che costui debba guadagnare solo due milioni
al mese? In fondo, anche lui fa spettacolo.
(d) per finire, perché mi ha trasferito al reparto autorimessa
rimozioni, dove gli automobilisti arrivano incazzati come Schumacher
e lamentosi come Berlusconi? Dove ho sbagliato?
Confidando in una pronta risposta, il suo affezionatissimo sottoposto
René Pieton.

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