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Il Dottor Niù Ha Bussato  Alla Mia Porta

Il dottor Niù ha bussato alla mia porta

Avevo appena parcheggiato la macchina, quando un tizio con occhiali neri e
capelli rasati mi viene incontro e si presenta: dottor Niù, consulente di
aggiornamento tecnologico per famiglie.
E’ un tipico esemplare Mediaset, un uomo per cui il tempo si è
magicamente fermato. Ha sessant’anni ma ha il fisico di un quarantenne, l’han
condannato a vent’anni di galera ma non ne ha fatto neanche uno. Mi spiega che
la sua è una new profession nata insieme alla new economy per una new way
of life. Devo solo avere un old conto corrente con un po’ di old fashion money
per pagargli l’old onorary.
Travolto dal suo garbo e dal suo eloquio, firmo un contratto di consulenza.
Diamoci subito da fare, dice il dottor Niù, la sua vita va ottimizzata e
rimodernata. Cominciamo dalla sua auto, è un vecchio modello superato e
ridicolo. Ma ha solo tre anni, dico io. Tre anni sono tre secoli nella new
economy, spiega.
La sua auto non ha il navigatore satellitare, i vetri bruniti, l’altimetro, le
sospensioni anti-alce. Però funziona bene, dico io. Si vede che non
guarda la pubblicità, ride il dottor Niù.
Cosa vuole dire “funziona”? L’auto non è fatta per funzionare,
ma per mostrarla, per esibirla, per parlarne con gli amici, il funzionamento
è un puro optional. Insomma in meno di tre ore ho il nuovo modello di
auto, una specie di ovolone azzurro a dodici posti.
Peccato che in famiglia siamo in tre. Il giorno dopo il dottor Niù piomba
a casa mia per organizzare un new restyling. Per prima cosa dice che la mia
porta in legno è roba medioevale. La sostituisce con un lastrone blindato
d’acciaio che sembra la lapide di Godzilla. Poi sostituisce la mia vecchia
pentola con una brocca Kettle elettropiretica, sei secondi per bollire l’
acqua.
Al posto del glorioso e bisunto forno, mette un microoonde che cuoce un pollo
vivo solo con lo sguardo. Il tutto mi prosciuga il conto in banca, per cui
obietto: cosa mi serve cucinare velocemente se poi non avrò un cazzo da
mangiare? Non si preoccupi, dice il dottor Niù, la nostra ditta fa
prestiti rapidi, firmi qui e in trenta secondi avrà un mutuo con tasso al
trenta per cento. Come in sogno, firmo.
L’indomani il dottor Niù si ripresenta, e sostituisce l’edera del
giardino con una new edera modificata geneticamente che strangola i ladri. Poi
scuote la testa rimproverandomi perché ho ancora la vecchia televisione
col vecchio videoregistratore e la vecchia playstation. Obietto che ho comprato
tutto l’anno scorso. Mi rispiega che per la new economy un anno è un
secolo, e subito mi fa comprare la playstation due, dove si può giocare a
Pokemon, vedere i film in Dvd e ascoltare la musica, insomma la macchina
perfetta per fare litigare mio figlio videogiochista, mia moglie cinefila e io
che amo i Beatles. Cerco di telefonare a un fabbro perché intanto la new
porta blindata si è bloccata col new alarm system, ma rapidissimo il
dottor Niù mi strappa il telefonino di mano.
Ma non si vergogna, dice? Questo cellulare è un modello vecchissimo, pesa
come un mattone, non ha il collegamento infrarossi, non ha il Wap, non ha il
comando vocale, non ha i games e il grafic system per spedire i cazzi agli
amici. Ma l’ho comprato solo due mesi fa, mi lamento, e ci telefono benissimo.
In due mesi, i telefonini hanno enormemente mutato le loro funzioni, dice
Niù.
Dopo che si sarà collegato alla rete, avrà mandato un fax,
avrà riempito la rubrica con novecento nomi, avrà comprato i
biglietti della partita e avrà giocato al serpentone mangiacoda, pensa di
avere ancora il tempo di telefonare? Forse ha ragione, dico io.
Mi fornisce subito il nuovo telefonino, un biscottino nero con dei microtasti
che ogni mio polpastrello ne prende quattro. Dopo dieci telefonate sbagliate,
fortunamente il mio cane Ricky lo ingoia e corre per tutto il giorno con
l’ouverture del Guglielmo Tell in pancia, finché non si scarica la
batteria.
Il giorno dopo torno a casa e non trovo più mia moglie. Il dottor
Niù mi spiega che era un vecchio modello, e che bisognava rimodernarla.
Me la riporta dopo una settimana liftata, siliconata e liposuzionata. Sembra un
incrocio tra Emilio Fede e Moira Orfei. Preferivo il vecchio modello, dico a
bassa voce per non farmi sentire. Perché anche lei è vecchio,
ammonisce il dottor Niù. Nei tempi della tecnologia, la vecchiaia
è un errore di programmazione, una colpevole resa. Investa in
giovinezza.
Mi fa un new prestito al quaranta per cento e mi chiudono in una clinica. Mi
spianano le palpebre, mi massaggiano, mi drenano, mi mettono una pompa idraulica
nel pistolino, mi trapiantano tremila capelli sintetici e un rene di bambina
thailandese. Non ho il coraggio di guardarmi allo specchio, ma il cane mi
ringhia contro, mia moglie piange e mio figlio scappa di casa.
Non ne posso più. Mentre mi stanno consegnando il computer che ho
ordinato la settimana scorsa, il dottor Niù lo blocca sulla porta,
spiegando che in una settimana è già invecchiato di due
generazioni. E’ lento, ci mette sedici secondi a entrare in rete, un’eresia nel
tempo veloce della tecnica. E così mi fa comprare un computer della Nasa
con quattro gigabyte, e una web cam con cui, in sette secondi, posso far vedere
il mio culo in tutto il mondo.
Ma se tutto deve essere nuovo, obietto, come mai il presidente degli Stati Uniti
sembra il nonno di suo padre? E come mai in Italia da vent’anni conserviamo in
una salamoia di fard un miliardario pataccaro che propone sempre la stessa
televendita? La politica è una cosa, risponde, la tecnoeconomia un’altra.
A proposito, il suo prestito è scaduto, lo rinnova? Assolutamente no,
ringhio. Forse mi sono liberato del dottor Niù.
La mattina mi sveglio. Il fedele cane Ricky non mi viene incontro. Ho un
sospetto. Nella nuova cuccia blindata c’è un pitbull tysonberger
reichwailer che conosce le arti marziali ed è collegato alla questura con
un lunghissimo guinzaglio. Ah, questa poi no !
Vado a recuperare il vecchio modello di Ricky al canile. Quando torno ritrovo il
dottor Niù nel mio giardino, nervoso. Adesso basta gli dico, non ho
più una lira, mi lasci in pace! Va bene va bene, siete tutti
irriconoscenti, risponde. Guarda il cielo le piante, l’orizzonte e sbuffa. Cosa
c’è che non va, gli chiedo? Caro mio, risponde, questo mondo è un
vecchio modello. Troppi boschi, pochi parcheggi. La Silicon Valley è
senza elettricità, il petrolio sta finendo, e lo sprechiamo alle
Galapagos. Il traffico aereo è intasato, il clima si ribella, l’aria
è irrespirabile. E’ un mondo sorpassato, non può più
sopportare le esigenze della crescita tecnica, è una materia prima in
esaurimento.
E allora cosa pensa di fare? ho chiesto.
Questo, ha detto il signor Niù con un’espressione folle nel fisico da
quarantenne. Ha estratto una scatola con un pulsante, ha premuto e all’orizzonte
è apparsa la nube di un’esplosione, poi un’altra e un’altra ancora. Come
in un film americano, piovevano dal cielo camion, mucche e cabine telefoniche.
La gente gridava, l’aria era rovente.
Disgraziato, ho detto, il mondo era un vecchio modello, ma avevamo solo quello.
Adesso che lo avete distrutto, con cosa lo sostituirete?
In effetti, ha detto il dottor Niù, non ci avevo pensato.
Ho udito un rumore lancinante, ho gridato di terrore, è la fine, è
la fine. Invece era il trillo della sveglia: era tutto un sogno! Meno male ho
pensato, balzando giù dal letto. Ho baciato mia moglie, la pentola, il
cane, il mio vecchio telefono. In quel momento hanno suonato alla porta. Era un
signore con gli occhiali neri che si è presentato come dottor Niù,
consulente di aggiornamento tecnologico per famiglie.
Ho mangiato il suo fegato con un piatto di fave e un buon bicchiere di Chianti.

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