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Dramma In Tribuna Vip

Dramma in tribuna Vip

Scena: l’entrata alla tribuna Vip dell’Olimpico. Un inserviente con giacca
Versace, pantaloni di Valentino e fora-biglietti di Armani fa entrare le
celebrit&agrave. Si presenta un piccoletto con la faccia da galeotto e i
capelli rapati a zero.
Inserviente: «Alt! Dove crede di andare?».
Piccoletto: «Io dovrei entrare…».
«Ah, entrare! Ma lo sa che questa è la tribuna più Vip
che ci sia? Più Vip di quella degli Internazionali di tennis,
più Vip della festa di beneficienza per i bambini rumeni,
del salotto Marzotto, della toilette Sodano, più esclusiva
dell’inaugurazione della barca di Gardini, del Telegatto, del Festival di
Venezia, della Pidue, del premio Strega…».
«Io devo entrare lo stesso».
«Lei, con quella faccia da terrone? E perchè? È forse
parente di Matarrese, il più grande bagarino d’ltalia? È
amante di un dirigente Rai? È la guardia del corpo di
Agnelli?».
«No, io veramente…».
«E allora, via! Ho capito chi è lei: lei
è un metalmeccanico, uno di quelli che disturbano la grande festa
Mundial…».
«Lavoro alta Fiat ma non sono un metalmeccanico».
«Comunque, durante il Mundial sono sospesi reclami, scioperi e colpi
di Stato. E poi per cosa vuole protestare? Per il colera? Per i morti di
camorra? Per di appalti degli stadi alla mafia? Perché a Ustica
non c’era il telebeam? Per l’acqua nera di Napoli?».
«Si figuri che bevo Gatorade, sai che baffo mi fa l’acqua
nera».
«Allora sia patriota, e protesti a Mondiale concluso. Tanto dopo
verrà il Campionato più bello del mondo e non potrà
protestare lo stesso… e adesso via o chiamo i parà».
«Ma io non ho fatto niente».
«Non importa… lei ha la faccia da hooligan… scommetto che ha dei
tatuaggi lì sotto… faccia vedere!».
«Non ho nessun tatuaggio».
«Non ci credo… buonasera signora Vitti… buonasera signora
Fenech… buonasera dottor Romiti… buonasera onorevole Spadolini…
Ecco, ha visto come sono puntuali e entusiasti i tifosi celebri? I Vip
sono autentici ultrà. Lo sa che Spadolini si e fatto tatuare su
una chiappa quattro puntate della “Storia del Risorgimento a
fumetti” diBiagi?».
«La prego, mi faccia entrare… svengo dal caldo».
«Ah, ecco! Lei vuole essere ricoverato. Lei provoca. Vuole forse
insinuare che in Italia ci sono più stadi che ospedali?».
«Non ho detto questo».
«E allora cosa vuole? Vuole comprare una zolla dello Stadio? Ne ho
una con tracce dello sputo di Rijkard, una dove ha dato una dentata
Maradona, una calpestata da Schillaci…».
«Ecco io, per l’appunto…».
«Lei è un giardiniere? Oppure è quello della
disinfestazione dei moscerini? Sa che l’altra volta uno pseudo-sciame di
intellettualato ditterodisfattista ha invaso la tribuna Vip e si è
permesso di beccare i sacri lifting? La galera ci vorrebbe, per questi.
Ma già parlo di galera con uno con la faccia come la sua… Da
dove viene?».
«Da Palermo… anzi da Messina… no, da Enna…».
«Si figuri! Là sono tutti killer… Se ne vada o chiamo un
elicottero, il vigile ormai non lo chiama più nessuno… Siamo un
grande paese con un Mundial di grande classe, l’hanno detto il “Los
Angeles Times”, Aldo Biscardi e Don Lurio. Comunque, per caso, io ho
un biglietto per stasera… Sa, io sono cugino del chierichetto del
cardinale fratello di Matarrese. Allora tre milioni il biglietto per la
finale, più il biglietto della finale per il terzo posto,
più due posti per un recital di Pavarotti, più la
videocassetta de “L’Insegnante va in collegio”, più un
cuscino tricolore gonfiabile, più un cric speciale per
“ola”, dodici portachiavi col Ciao…».
«Ma a cosa mi serve?».
«”A cosa serve” è una frase disfattista
assolutamente proibita durante il Mundial…».
«Oh basta! Io voglio entrare perché devo giocare».
«Qua non è un Casinò. Vada a giocare a Montecarlo,
sede della Fifa».
«Voglio giocare perché mi chiamo Salvatore Schillaci».
(L’inserviente cade in ginocchio. Piange senza ritegno).
«Totò, Totò, potrai mai perdonarmi? Come ho potuto non
riconoscerti? Oh Totò, nel cui volto dolente di muratore la parte
sana della nazione riconosce l’atavica miseria da cui ci riscattammo per
diventare un Impero Tecnocalcistico, o tu falco dei verdi stadi, o tu,
Salvatore della Patria, tu che anche noi della Liga Lombarda amiamo, o
Totò, siciliano artico, che nella tua scabra
spontaneità…».
«Insomma, posso entrare o no?».
«Certamente: però prima mi deve fare un autografo.
Naturalmente, dato che è di Palermo, può anche firmare con
una croce… Io non sono razzista, però…».
(Totò lo stende con un calcione di destro, piede con cui non aveva
ancora segnato. Sipario).

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