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Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale, sono un bambino italiano medio e ti spedisco la consueta
letterina per i regali. Ti avverto subito che il tono sarà diverso da
quello degli anni passati, ma viviamo tempi difficili e mi sono dovuto adeguare:
comunque, leggila con attenzione. Anzitutto ti prometto che non sarò
buono. Buono è un termine adatto a una telenovela, a una partita del
Cuore, a un lacrimatoio in diretta tivù. Ma una bontà senza
telecamere e senza Auditel è fatica inutile.
Non ti dico neanche che sarò onesto e corretto, perché mi
giocherei la carriera parlamentare. Per prima cosa, quindi, non ti chiedo
perdono dei peccatucci commessi. Sì, ho rubato qualche lira dal
portafoglio di papà, ma ti prometto che non lo farò più.
Dal prossimo anno ruberò solo euro. Ho usato il rossetto al silicone di
mamma sul cane e l’ho quasi trasformato in un tapiro. Ho sostituito il
calendario di Frate Indovino del nonno col calendario di Martina Colombari e non
sono neanche andato a trovarlo nel reparto rianimazione.
Ho corrotto il bidello per una piccola modifica costituzionale: gli ho fatto
cambiare i miei voti nel registro. Ho investito uno in motorino e non mi sono
fermato, ma avrei fatto tardi a scuola. Ebbene sì, qualche carognata l’ho
fatta, ma come dice un paleovinile dei tuoi tempi, “nessuno mi può
giudicare”. Tu vieni da un nevoso paese scandinavo-stalinista che non
conosce neanche il prosciutto, e nessun giudice straniero ficcherà il suo
fottuto naso giacobino negli affari del popolo italiano. Perciò lascia da
parte rimproveri e rogatorie. Se vuoi proprio saperlo, ho anche detto un sacco
di bugie e ho fatto la spia in classe, ma non è certo un peccato, anzi
è vivamente consigliato dai nostri governanti.
Ho denunciato un professore che ci faceva leggere A Silvia di Leopardi, con
evidente derisione del nostro premier. Ho picchiato un mio compagno di scuola,
ma era di colore e vendeva temi prefabbricati, se questi sono venuti in Italia
per rubarci il lavoro, se ne stiano a casa loro. Quando la maestra fa lezione,
io, insieme a tutta la classe, le parlo sopra, sbraito e la interrompo. Una
volta lei si è incazzata urlandoci: ma dove avete imparato queste cose, e
noi abbiamo risposto: nei talkshow, signora professoressa. Ha dovuto darci
ragione. Naturalmente sono stato disonesto. Ho falsificato la mia firma sul
libretto delle assenze. Dovevo andare a scuola, ma c’era anche una partita di
pallone. Era un caso lampante di conflitto di interessi e tu sai come vanno
queste cose in Italia.
Una notte ho visto dei miei compagni che bruciavano un asilo e li ho lasciati
fare, era un asilo pubblico e l’ho interpretato come un gesto di
solidarietà con la Moratti. Ti sembran tempi per lezioni di
moralità? Vedo quei signori con il cravattone verde, che una volta erano
i campioni della lotta alla corruzione e del sempreduro e adesso sono
ministeriali e bazzotti, una volta gli facevano schifo i fascisti e adesso ci
scodinzolano insieme. Se loro hanno fatto carriera così, perché
non dovrei farlo io?
E adesso passiamo alle cose serie, cioè ai regali. Per prima cosa voglio
altre due playstation. Non ricordarmi che ne ho già una, il nostro
premier ha sette televisioni e si lamenta che l’informazione è tutta in
mano ai comunisti. Beh, anche io voglio tre playstation per contrastare
l’avanzata marxista nella tecnologia ludica. Poi voglio videogiochi di guerra e
armi. E non pensare di rifilarmi le solite spade di plastica. Guardando gli
esperti militari in televisione, ho capito che ci sono armi buone e armi
cattive. Il kalashnikov è cattivo perché fa rumore, il B 52
è buono perché quando ti sorvola romba silenzioso lassù in
alto, e tu puoi continuare a fare i compiti.
Le mine antiuomo, come dice il nome, non colpiscono le donne e i bambini. Io
vorrei quella meravigliosa bomba Usa che si chiama tagliamargherite, quella che
spazza via tutto nel raggio di dieci chilometri. La tirerei nel mio quartiere,
così finalmente noi bambini avremmo uno spazio libero dove giocare a
pallone. Se non me la porti, allora vuol dire che sei contrario a una
città vivibile per l’infanzia. Dici che sono giochi violenti? Beh, ho
visto il video di Osama che festeggia lo sterminio degli odiati nemici, ma sono
convinto che anche Bush e Sharon festeggiano dopo aver bombardato, e anche il
nostro presidente del consiglio ha brindato alla notizia che entravamo in
guerra.
Insomma, la guerra eccita tutti e non vedo perché solo noi bambini
dovremmo essere esclusi. Oltretutto, a differenza dei guerrafondai, noi sappiamo
anche godere in altri modi. Ma qua invoco la legge sulla privacy. Naturalmente,
non dimenticare la mia famiglia. Il mio fratellino minore vorrebbe una sedia
elettrica per criceti e mio fratello maggiore un lanciagranate da stadio. Mia
sorella vorrebbe tanto il Lego Lunardi, quello che ti danno la scatola gratis ma
appena hai costruito qualcosa arriva un tecnico nominato da Lunardi e ti fa una
perizia da cinquanta milioni. Non scordarti del mio papà che è
leghista e fa il presepe con due buoi perché dice che l’asino è da
terroni. Portagli una divisa da sceriffo della polizia padana. A mio zio che
è di Forzitalia il salvavviso Beghelli che trilla quando sta per arrivare
la finanza. Per mia mamma progressista un ombrello, oppure va bene anche un
vecchio regalo riciclato, dopo il ritorno di D’Alema è rassegnata a
tutto.
E passiamo ai videogiochi. Anzitutto vorrei Guazzalook, un gioco dove hai un
anno di tempo per soffocare gli abitanti di una città col traffico, lo
smog, il cemento selvaggio e la svendita del verde pubblico. Poi vorrei il
Processo del Lunedì, ma se pensi che sia troppo violento mi accontento di
Mortal Kombat. Come ultima cosa, vorrei un osso di juventino per il mio cane e
il kit della mia squadra con le maglie, le scarpette e una bottiglia di
nandrolone. Portami questi regali in fretta e senza discutere. Anzi, a proposito
di velocità, perché vai in giro con quelle renne puzzolenti e
radioattive? Hai visto la motoslitta biposto della Fiat con turbo e sospensioni
anticrepaccio? Ma perché non ti modernizzi?
E poi cambia stile: non farti chiamare Babbo Natale, ma Padrino Natale o Don
Natale, o meglio di tutto Venerabile Natale, e nel mio paese ti saranno
spalancate tutte le porte e i camini. Via la barba, che tutti i cattivi hanno la
barba, e via l’abito rosso. Ma soprattutto, stai attento. Se mi porti del
carbone, potrei telefonare a Scaiola segnalando che nello spazio aereo italiano
si aggira un extracomunitario su un mezzo volante. Poi dovrai spiegare
cos’è quella polverina d’oro sulle tue letterine. Per finire: non passare
dal camino, papà l’ha murato per paura dei ladri, e ha anche messo un
cancello con l’allarme e sei rottweiler che in confronto Gasparri è un
chihuahua. Perciò consegna i regali al mio amico Ciccio, sul ponte della
tangenziale alla mezzanotte del ventiquattro. E bada che non manchi niente o
farai una brutta fine. Lo so che questa letterina ti stupirà, ma mi sono
dovuto adeguare. Naturalmente so benissimo che al mondo ci sono penosi
inconvenienti come la fame, la guerra e lo statuto dei lavoratori, ma intanto
riempimi la saccoccia. Ho imparato bene la lezione?
P.S. – L’anno scorso pensavo che tu non esistessi, ma poi ho visto Castelli
ministro guardasigilli e salvasilvi, la Pidue riabilitata, le balle di Fini su
Genova e la corsa a ruffianarsi il ducetto nelle adunate pariolinobrianzole di
Leccolandia. E questa bella sinistra di zucchero filato, che aspetta che il
cavaliere sostituisca la costituzione con un palinsesto, dove magari, per
l’opposizione più moderata, ci sarà un posticino, un divanino, un
programmino dopo le quattro di notte. Allora ho capito che c’era posto anche per
te, nell’immaginario collettivo. Ti aspetto.

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