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A VOLTE RITORNANO

I giornalisti erano pronti per lo scontro televisivo finale, il dibattito a tre Renzi-Di Maio-Berlusconi.
Truccatrici, restauratrici e muratori erano al lavoro sui candidati, coprivano i brufoli a Renzi, catramavano Silvio, disegnavano rughe a Di Maio per farlo sembrare più maturo.
La regia era pronta, i leader erano seduti, si aspettava solo il moderatore, e tutti cercavano di indovinare il prescelto. Avrebbe prevalso l’esperienza camaleontica di Bruno Vespa, il fascino tripartisan di Francesca Fialdini, l’energia ferina di Lucia Annunziata, la fisicità deterrente di Angelo Cannavacciuolo, il fanciullesco entusiasmo di Alberto Angela?
Invece un boato di sorpresa accolse il nuovo ospite. Era lui! La gobba, il sorriso mellifluo, la calma olimpica. Giulio Andreotti era tornato! Sorrise e disse:
-Amici, capisco il vostro stupore. Ma posso spiegare tutto. Ricordate che anni fa in televisione io ebbi alcuni minuti di assenza? Ebbene il fenomeno si è ripetuto. Dopo cinque anni di morte apparente ho aperto gli occhi e mi sono ripreso. E ho capito che c’era ancora bisogno di me.
-Ma lei …è davvero vivo? –chiese Silvio- Non è un robot?
-La stessa domanda si potrebbe rivolgere a lei, cavalier Berlusconi. Con i migliori auguri di buona salute, lei non sembra proprio fresco di giornata
-Giulio, lei è sempre stato il mio idolo- disse Renzi- però la Democrazia cristiana è morta…
-Lei crede? -sorrise il divo Giulio- forse è in paradiso insieme al Pci…
-Io fui sempre stato un suo ammiratore, signor Andreoli -disse Di Maio- quando lei ha fatto l’omino verde in Star Wars avevo tutte le sue figurine.
-Giovanotto, si documenti. E voi giornalisti non fate quelle facce stupite. Ho una storia politica nota a tutti e vi assicuro che ho l’esperienza necessaria per risolvere l’attuale situazione, che è intricata e vieppiù torbida. Eppure questa elezione sembra chiara. La destra dovrebbe stravincere, i cinquestelle si confermeranno la nuova forza, il Pd raggiungerà il suo obbiettivo: dimagrire. Eppure non sento parlare che di possibili intese, di divergenze tra alleati, addirittura di rifare le elezioni. Solo su una cosa siete più o meno d’accordo. Attribuire ogni male d’Italia ai migranti. Ma attenti! Gli elettori sono stanchi di vedere i loro voti aggrovigliarsi in trasformismi, spartizioni e inciuci. Ci vuole un esperto in questi labirinti…
-E allora?
-E allora sono tornato per aiutarvi. Mi propongo fin da ora per gestire il dopo elezioni. Comunque vada, deciderò io il nuovo governo. Mattarella me lo lavoro in due minuti.
Si udì un lieve mormorio di protesta. Di Maio stringeva nervosamente l’orsacchiotto, Renzi sudava e si tolse il mantello da Napoleone, Berlusconi chiese un bicchiere di botulino.
-È inutile che facciate i difficili – ghignò Andreotti – sono perfetto per questi tempi. È vero, non ho mai parlato bene di Mussolini, ma sono pronto a fare ammenda. Sono l’uomo della provvidenza. Fate subito un test auditel e vedrete….
I sondaggisti lavorarono pochi minuti e poi il loro portavoce, il dottor Calcante esclamò:
-Incredibile. L’ottantasette per cento degli italiani è favorevole al ritorno dell’onorevole Andreotti.
Si udì un applauso dei giornalisti. I tre leader fecero finta di essere contrariati, ma in realtà tirarono un sospiro di sollievo. Era una bella responsabilità in meno.
Andreotti sogghignò e disse:
-Bene, votate pure, ma poi riferite tutto a me
E volò via, nell’aria.

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