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Pronto intervento

Un Impero che si rispetti deve fare almeno una Guerra. È
perciò con entusiasmo che gli Interventisti italiani hanno accolto
le notizie dall’Irak. Da un’indagine Doxa-Agusta-Bell gli interventisti
italiani sono di cinque tipi. Eccoli.
INTERVENTISTA TECNICO. Questo signore fino a una settimana fa non
sapeva niente di guerra, e improvvisamente si scopre stratega.
L’Interventista tecnico discute al bar di missili Exocet e di build-up con
la stessa disinvoltura con cui il mese scorso parlava di Maradona e del
Mondiale. Non perde mai il telegiornale con l’intervista al centro Studi
Strategici di Londra, discute della maneggevolezza della fregata Libeccio e
contesta il lanciamissili Otomat-Teseo perché “non ha
ripresa”.
Se la sua competenza viene messa in dubbio, mostra la licenza di caccia.
Nei casi più gravi giunge a sperimentare la guerra chimica mettendo
il barboncino nel forno, oppure obbliga i figli a marciare per ore nella
sabbia cronometrando un eventuale spostamento di fanteria irachena.
Dell’ammiraglio Buracchia dice che è «competente». Per
vincere la guerra, userebbe un attacco di aerei Harrier 2 da nord-ovest
sostenuto alle ali dal battaglione San Marco e da 24 elicotteri Puma. Se
qualcuno però gli chiede: «E Baggio dove lo metterebbe?»,
va in crisi.
INTERVENTISTA SELVAGGIO. Lui in guerra c’era già. Lo si
può vedere mentre su una gigantesca jeep duella con le corriere
sulle strade di montagna o terrorizza i parcheggi dei lungomare. Non sa
dov’è l’Irak, ma da quando dieci anni fa in Marocco gli fregarono la
tuta da sub, per lui tutti gli arabi sono da sterminare. I suoi idoli sono
Bossi, De Michelis e la Thatcher.
Tutte le volte che fa benzina con il prezzo aumentato lancia oscure minacce
e dice: «so io come gli farei riaprire i rubinetti a quel Saddam».
Crede che gli oleodotti arrivino fin sotto i distributori e guai se un
benzinaio glielo contesta. Di Buracchia dice che è meglio Stallone.
Per vincere la guerra userebbe una bella atomica o il lancio paracadutato
di un milione di meridionali imbottiti di tritolo.
INTERVENTISTA SNOB. Usa dire che comunque, rispetto agli anni di
piombo, un conflitto mondiale è sempre meglio. Non sa molto di
questa guerra, ma una volta ha fatto scalo nel Kuwait e c’era un aeroporto
bellissimo dove i Rolex costavano la metà. Di Saddam dice che
assomiglia un po’ a Omar Sharif ma con meno charme.
Riguardo agli ostaggi occidentali non capisce perché si lamentano,
visto che lo Sheraton di Bagdad è uno dei migliori alberghi del
mondo.
Di armi non s’interessa, ma le divise più belle restano quelle
inglesi. In quanto alla divisa della Marina italiana, ci vedrebbe un po’
più d’oro e meno panna, chiusure in Velcro e taglio tra Versace e
Ken Russel. Buracchia è un nome volgarotto, Angioni era più
chic. Per vincere la guerra il massimo è il Mirage francese che ha
dei colori delavé bellissimi e in volo sembra una spilla di Cartier.
INTERVENTISTA AFFARISTA. La guerra non l’ha colto di sorpresa.
Da anni imbottisce di armi tutto il mondo e con Saddam ci è andato a
cena.
Se aumenta di dieci lire la benzina sai cosa gliene frega. Quando è
felice perché è riuscito a scappar via dalla Finanza con il
suo yacht, si rifugia all’isola di Man, dove gioca a Risiko con gli amici
sceicchi. Dell’ammiraglio Buracchia dice che è un buon quadro
intermedio.
Per vincere la guerra consiglia pazienza, l’ideale sarebbe una guerra lunga
dove si consumino parecchie armi e dopo ci siano da rifare due o tre
eserciti. Un famoso esponente di questi Interventisti disse una volta:
«È più facile sostituire cento Mirage che un solo
Platini». Chi é?
INTERVENTISTA CONFUSO. Il più diffuso della nostra classe
politica. Ad esempio, il ministro-toppa della Difesa, Rognoni, che è
rientrato in fretta dalle vacanze e credeva che il Kuwait fosse una giacca
a vento. Ha detto chiaramente che le nostre navi andranno verso la Turchia
o forse verso la Groenlandia con compiti
antiminembargotatticargopacificodiportodifensivi. Ma la Corazzata dei
confusi è Cirino Pomicino, l’unico ministro chiuso tutto l’anno per
ferie.
Se il prezzo della benzina sale, lui “interviene non
intervenendo”, se c’é bisogno di interventi speciali per la
siccità lui «non sa dove sono i soldi». Qualcuno gli ha
consigliato: esorti almeno gli italiani a risparmiare energia nei modi
suggeriti dai giapponesi: fare le scale a piedi e andare in auto a ottanta
all’ora. Pomicino, dal suo ufficio (terzo ombrellone, terza fila) ha
dichiarato alla stampa che «l’unico modo per uscire dalla crisi
energetica è fare le scale in macchina e andare a piedi a ottanta
all’ora». Si segnalano le prime vittime. Invece delle navi, mandiamo
in Irak Cirino Pomicino. Forse la guerra si spegnera per inerzia.

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