skip to Main Content
La Sindrome Dell’Orso

La sindrome dell’Orso

Dopo le interviste all’“Espresso”, il generale Pacifico
Bonocore è diventato una star. Le televisioni se lo contendono, la Pi Due
rivendica la sua iscrizione e il suo nome figura tra i possibili conduttori del
Festival di Sanremo e della lotta contro la mafia.
«Non accetterò», ha dichiarato però il generale,
«in quanto dopo avere parlato con Aragozzini e Andreotti, sono convinto
che entrambe le manifestazioni siano truccate». Anche questa settimana,
Bonocore ci regala il suo prezioso parere sulla situazione.
«Dopo un mese di guerra ci troviamo di fronte ad alcuni sviluppi assai
delicati. Primo: qualche provocatore torna a parlare di pace. Non a caso
costoro si affidano alle iniziative dei doppiogiochisti bolscevichi e della
vaticanaglia rossa. Ma la popolazione americana è molto chiara: niente
pace se Saddam non si ritira dal Kuwait. Ma se si ritira dal Kuwait, non
potrà tornare in Iraq, perché l’Iraq è distrutto, e quindi
dovrà andare in Iran. Quindi, niente pace se non si ritira dall’Iran, e
cosi via. Il mandato dell’Onu, ha detto Bush è del tipo
“skipass”, rinnovabile ogni settimana. Gorbaciov non rompa e in
cambio gli lasceremo la Lituania e il premio Fiuggi.
«Secondo punto: le vittime civili. Da sempre, in guerra, la presenza di
target collaterali a quelli militari ha costituito un problema. Ma ci sorge
spontanea una domanda: perché i civili vanno a curiosare intorno alle
zone militari? Perché si nascondono nei bunker, rendendo impossibile il
distinguerli dai soldati? Da Tel Aviv a Bagdad, è chiaro che la presenza
di civili costituisce una provocazione e una fonte di continua tensione per
eserciti già duramente provati dallo sforzo bellico. Perciò, basta
con i piagnistei.
«Terzo punto: la guerra e entrata nella nuova fase “landair”
(terra-aria). La fase puramente aerea è infatti efficace, ma presenta
alcune controindicazioni. Quando si fanno quattromila missioni al giorno, non
è più possibile darsi il cambio, e alcuni piloti restano settimane
in volo rifornendosi con la cannuccia all’aereo-cisterna. Dopo un mese
senza toccare terra, insorgono i primi sintomi di “airdrunk”,
sbronza aerea. Ci risulta che su dieci piloti alleati con un mese ininterrotto
di missioni, sei si sono fidanzati con pellicani e quattro stanno covando uova
in una clinica di Riad.
«Ma il rischio maggiore dell’iperbombardamento è la
“sindrome dell’Orso” o “letargo aereo”, quella
che ha colpito il generale Schwarzkopf. Questa sindrome inizia con la paura
dell’attacco a terra finché l’esercito nemico è troppo
forte”. Ma cosa vuole dire “troppo forte”? All’inizio
del martellamento, l’obiettivo era ridurre del 40 per cento la
capacità militare irachena, i ponti e la Guardia Repubblicana. Ora
l’obiettivo e il 70 per cento, gli ascensori e i Portieri Condominiali.
Questa sindrome si è trasmessa anche ai marines. All’inizio
dicevano: “Non vedo l’ora di andare a torcere il collo a quei
fottuti arabi”. Poi: “Tra poco andremo a sistemare il 40 per cento di
quei mussulmani”. Ora dicono: “Non so se andare in Kuwait, ci sono
troppi iracheni”. Così si fiacca lo spirito bellico!
Ci risulta che il generale Orso, il quale si sveglia venti volte per notte ed
è così dimagrito che ormai viene chiamato “Acciuga”
Schwarzkopf, abbia chiesto altri cinque anni di bombardamenti. Al termine di
questo periodo, anche se Saddam arruolerà gli asili nido, l’Iraq
non sarà più la quarta potenza militare del mondo, ma sarà
scesa al quattrocentesimo posto, tra San Marino e gli ultrà della Lazio.
Pero l’attacco a terra potrebbe essere ugualmente rimandato per
l’effetto “Mah” (Me and Hassan). Secondo le previsioni del
Pentagono, infatti, dopo cinque anni di bombardamenti nelle trincee irachene
sarà rimasto un solo soldato, appunto questo Hassan, quel puntino appena
visibile nelle foto dei satelliti. Centrarlo dall’aereo sarà
impossibile e bisognerà andare a stanarlo. Ma nessun marine sarà più
disposto. “Ma come”, dirà, “avete fatto un miliardo di
incursioni aeree, avete spazzato via tutto per limitare la perdita di vite
umane, e adesso vado io e l’ultimo soldato iracheno mi fa fuori con la
baionetta? Eh no! O tutti o nessuno. Non voglio che sulla mia lapide
sia scritto: qui giace il soldato più sfigato di tutta la storia
mondiale”. Questo è il pericolo della “sindrome Orso”.
Perciò, giù martellate aeree, fuoco dalle corazzate, e attacchi da
terra.
«In quanto a Schwarzkopf, non mi convince: un generale che non dorme
pensando alla sorte dei suoi uomini è un mollaccione. Impari da Saddam,
che in quanto a far carriera sulla pelle degli altri è un corso
accelerato per managers. Vi cito il significativo brano di un’intervista
di Schwarzkopf a “House and gardens” (la “Famiglia
Cristiana” americana): “Sono molto dubbioso se ho fatto bene a fare
il generale. Il mio destino è stato segnato quando, all’esame
attitudinale, hanno scoperto che avevo 170 di superquoziente
d’intelligenza. Non ci casco più. La prossima volta copio il tema
di Lucio Colletti”».

Back To Top