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La Nuova Legge Di Capodanno

La nuova legge di Capodanno

Colpo di scena nella situazione politica del paese. Dopo la seduta di fine anno
a Camere unite, tutti abbandonano l’aula del Senato per recarsi al cenone,
meno Pera che su ordine di Berlusconi sta ancora dando lo straccio. Ma nascosto
sotto i banchi parlamentari è rimasto un deputato dell’opposizione,
il diessino Ciraggi. Con mossa fulminea propone un decreto legge e vota
sì per seicentosessanta volte, con una prestazione ginnico-pianistica
ispirata a Cutrufo e Liszt.

Secondo la nuova legge Ciraggi lo schieramento politico che ha la maggioranza
nei sondaggi ottiene il settanta per cento degli onorevoli, sei reti televisive
e l’immunità parlamentare a vita. Poiché i sondaggi,
malgrado i tentativi di taroccamento berlusconiano, puniscono da tempo la totale
incapacità e arroganza di questo governo, l’Ulivo si trova
miracolosamente in vantaggio.

A mezzanotte in punto Ciampi firma e la legge Ciraggi entra in funzione.
All’improvvisa notizia, Berlusconi e Fini cercano di convocare il
Parlamento per far votare una legge riparatoria: la legge Cirale, che dice che
la legge Ciraggi non vale, oppure la legge Fini-Cironi che dice che delle leggi
ce ne sbattiamo i coglioni. Ma ormai la valanga dei voltagabbana è in
moto e la maggioranza parlamentare del Polo si squaglia. Bossi promette
l’appoggio esterno al nuovo governo in cambio di una commissione
d’inchiesta sullo sbarco dei Mille. Casini resta alla Camera in leasing.
Pisanu si fa fotografare mentre brinda con De Mita. L’onorevole Vito gira
in eskimo e metà Forza Italia si iscrive all’Arci.

Fulmineo il ribaltone anche nella cultura. Escono nella notte cinquanta
instant-book dal titolo L’orgoglio e la resistenza. Presentatori
polipartisan, comici opportunisti e showman pentiti traslocano subito idee,
privilegi e audience da un governo all’altro. Nei confronti della
televisione non faremo come il Polo, dice Rutelli, la Rai sarà obiettiva:
una rete alla sinistra laica, una ai cattolici di sinistra e una ai Savoia.

Corre voce che Berlusconi deluso si prepari a lasciare l’Italia sul suo
jet privato. L’ex premier smentisce, ma i tecnici stanno già
spalmando di fard il muso dell’aereo. Esplode drammaticamente il problema
dei disoccupati. Quasi tutti gli onorevoli del Polo, infatti, hanno forti
difficoltà di reinseririmento nella vita civile. La Moratti apre un
negozio di parrucchiera per marziani. Castelli cerca un lavoro che dia seguito
alla sua battaglia ideale per la giustizia: bagarino o posteggiatore abusivo.
Lunardi apre una fabbrica di buchi prefabbricati. Previti rifiuta un incarico di
prestigio nella triade cinese, e scappa alle Bahamas con un container
refrigerato di documenti scottanti. Frattini ottiene l’interim di
animatore in un villaggio Valtur. Schifani torna nei Muppets. Urbani è
l’unico che riesce a mantenere il ruolo che aveva nel governo, non faceva
un cazzo prima e continua a non farlo.

Il caso più pietoso è naturalmente Tremonti. C’è chi
propone di farlo assumere alla Renault per risollevare la crisi Fiat, ma alla
Renault non ci cascano. Viene assunto come amministratore al grattacielo Pirelli
di Milano. Dopo pochi giorni il grattacielo è ridotto a un villino a due
piani.

Mentre i giornali si scatenano in inchieste retroattive sulla P2, e i salotti
cambiano il colore della moquette da azzurro in cremisi, i leader
dell’Ulivo si radunano per trovare una posizione comune alle varie
correnti. Dopo ore di urla e lancio di oggetti, si trova soltanto un accordo sul
nuovo simbolo: un asinello con una margherita in bocca e un ramo d’ulivo
nel sedere. Sulla guerra, invece, la posizione dell’Ulivo è netta:
1) no agli alpini in Afghanistan, sì ai parà in Nord Corea;
2) gli aerei americani potranno partire dalle basi italiane, ma soltanto a
targhe alterne;
3) la Cia potrà interrogare e torturare eventuali prigionieri sul
suolo italiano, ma per motivi umanitari le domande saranno poste da Jerry
Scotti.

Le grane più urgenti sono però di ordine interno: come convincere
gli operai della Fiat che non esiste un problema Fiat, come convincere Cofferati
che non esiste un problema Cofferati, e soprattutto se bisogna risolvere il
conflitto di interessi di Berlusconi subito o rinviarlo a quando Berlusconi
sarà di nuovo al potere e il conflitto sarà più stridente.
Ed ecco apparire D’Alema, accolto da timidi applausi. Il nostro problema,
dice è che siamo abili nello sfruttare gli errori degli avversari, ma
quando siamo al governo non siamo uniti, e non ci sappiamo promozionare. Ci
vuole qualcuno che sappia cementare l’Ulivo, e vendere la sua immagine. E
io ho quell’uomo.

Appare un nano in jeans e maglietta rossa con la scritta “Io ho un
sogno”. Ebbene sì, è proprio Berlusconi. La discussione
è in corso. La sinistra presenta cinque mozioni per quattro importanti
opportunità che aprono tre vie politiche verso uno storico bivio: come
andare al centro.

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