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Gli Eroi Del Veglione

Gli eroi del veglione

IN QUANTI modi, piacevoli e no, si può passare il trentun dicembre?
Ecco un breve elenco di coloro che non esiterei a definire gli ardimentosi
eroi del Capodanno.

Il Solitario

Il Solitario, una settimana prima della notte fatidica, viene colto dalla
sindrome di San Silvestro, uno strano miscuglio di spleen, misantropia e
odio per l’umanità. Dichiara agli amici che non parteciperà
a questo rito noioso e sempre uguale, e che per lui Capodanno è una
notte come le altre. A tutti coloro che gli chiedono “cosa fai il
trentuno” risponde con omelie e invettive.
Questo stato di orgogliosa autonomia dal clima di festa, dura fino alle
nove della sera fatidica. A questo punto il Solitario viene colto da
pensieri tristissimi. Spia alla finestra i festosi preparativi di tutti,
e i primi petardi gli feriscono il cuore come stilettate. Lascia il frugale
pasto e il libro con cui aveva preventivato di passare la serata e parte in
macchina, senza orologio, sperando di non pensarci più.
Ma tutto gli ricorda la sua solitudine.
Frotte d’auto con gente vestita da sera lo sorpassano, comitive armate di
bottiglie di champagne lo salutano, botti gli esplodono tutto intorno. Ed
egli si rende conto che la città si è misteriosamente riempita
di giganteschi orologi luminosi. Alle dieci e mezza la sua tracotanza si
è trasformata in una resa dolorosa, e farebbe qualsiasi cosa per
brindare con un essere umano. Davanti a lui ci sono alcune ultime,
disperate soluzioni:
a) telefonare agli amici appena snobbati;
b) comprare una bottiglia di moscato e passare il Capodanno col
casellante dell’autostrada, fingendosi un camionista;
c) entrare in un bar con una bottiglia di champagne e gridare
«è nato mio figlio, offro da bere a tutti»;
d) entrare in un ristorante, fingendo di aspettare qualcuno, poi alle
undici e cinquantasei scoppiare a piangere gridando «quella maledetta
senza cuore mi ha lasciato solo, me lo aveva giurato e invece non è
venuta», dopodiché sperare nella pietà dei presenti;
e) telefonare a una compagna di scuola brutta e mondanissima, da lui
respinta trent’anni fa e dirle che improvvisamente ha capito di amarla
follemente, e che vuole correre a casa sua a dirglielo;
f) andare a casa di Gazzotti, come il noiosissimo Capodanno scorso,
durante il quale il Solitario aveva giurato agli amici: «Se mi
vedete un’altra volta a casa di Gazzotti, sputatemi in faccia».
Tutte queste ipotesi si rivelano impraticabili. Gli amici sono già
usciti, al casello c’è sciopero, nel bar si è ammessi solo su
prenotazione perché c’è un cenone di ottantasei portate con
anguille al posto dei grissini. Il ristorante è guardato a vista da
tre buttafuori che hanno già respinto decine di solitari disperati.
Al vecchio numero della compagna di scuola risponde un ristorante cinese
che ripete «è tutto plenotato». Da Gazzotti c’è
la segreteria con Jingle Bells.
Non resta che una soluzione. Alle undici e mezzo il Solitario sterza
l’auto contro il guard- rail. A mezzanotte trascorrerà il capodanno
con un gamba ingessata, insieme al medico di turno e a un’infermiera
sorridente, con due gocce di Chardonnay nella flebo.
«E pensare che stavo andando a una bellissima festa in campagna» – dice.
«Anche noi» gli rispondono dai letti vicini sette Solitari
ingessati, alzando i calici.

L’Ansioso

Per lui il problema del Capodanno nasce all’alba del due gennaio. Da quel
momento, egli comincerà a organizzare la serata, massacrando amici,
consultando orari, prenotando ristoranti, e comprando un arsenale di fuochi
artificiali. Per stare tranquillo, si farà firmare un impegno scritto
dagli organizzatori di almeno sei feste, tutte a orari diversi. La
settimana prima di Capodanno, l’Ansioso viene evitato come la peste.
È agitato perché per problemi di approvvigionamento, gli è
saltata la festa delle tre e mezzo, e inoltre c’è un problema di
neve per raggiungere una baita sul Cervino. Ma tutto si aggiusta con
l’acquisto di tremila pizzette e di un gatto delle nevi. Anzi, il trentuno
pomeriggio, egli riceve numerose telefonate di amici dell’ultima ora, che
vengono smistati in varie feste della regione. Vestito di tutto punto e con
quattro megatoni di botti nel cofano, l’ansioso parte in macchina. Ha
appuntamento alle dieci con una comitiva di amici in camper per andare a un
ristorante dove si farà mezzanotte per poi andare a una festa al
mare da dove si partirà in carovana verso un locale da cui alle tre
si prenderà un treno speciale per andare alla festa nella baita in
montagna da cui alle sei si scenderà in slitta fino all’autostrada
dove un pullman riporterà tutti in città per prendere il
cappuccino e concludere la nottata a casa di Gazzotti. Tutto procede bene,
a parte la deflagrazione di un petardo che gli incendia metà macchina,
ma il nostro eroe riesce a giungere al ristorante alle undici e mezzo, e
qua inizia a mangiare in piedi tenendo i collegamenti via cellulare con
vari gruppi sparsi e con la baita del Cervino. Ma alle undici e cinquanta
lo stress degli ultimi giorni si scarica in una violenta colica renale.
Imbottito di antidolorifici, viene scaricato dagli amici irriconoscenti al
Pronto soccorso, dove il medico, mentre lo palpa, fa esplodere il petardo
che teneva in tasca. Medicato d’urgenza, brinderà nel letto vicino
al Solitario.

L’Esotico

Costui non può passare un Capodanno normale, ma deve organizzarne
uno da raccontare agli amici. In un castello della Loira, su un catamarano
in mare, in una miniera abbandonata in Sardegna. Leggendario un Capodanno
su una chiatta ancorata sul Po, con disancoramento e risveglio a mezzogiorno
a Spalato. Quest’anno è stato scelto il Capodanno in Cappadocia,
in un monastero in cima a una roccia. Ci saranno canti di monaci, cibi
tipici, e pernottamento in ceste matrimoniali sospese sul baratro.
È obbligatorio un saio scuro, e possibilmente il cilicio. Si parte
dalla Malpensa alle dieci. Alle dieci e mezzo, appare subito la scritta,
«volo annullato». La comitiva passerà il Capodanno in
piazza, sotto la neve, masticando panettone e noccioline seduta sui gradini.
Alle tre, tutti da Gazzotti.

Gli Innamorati

Per tutto dicembre si sono fatti un giuramento. Capodanno solo tra loro,
cenetta intima, e notte erotica. Lei si esibirà in uno strip e lui
cucinerà il tacchino alle noci. Lui prepara la casa con ogni cura,
compra candele rosse e lenzuola di seta, e prepara una vasca da bagno con
petali di rosa. Lei acquista un completino di pizzo sexy da un milione e
si allena per lo strip con le musiche più eccitanti per lui: Joe
Cocker e la sigla della Domenica Sportiva. Agli amici che chiedono cosa
faranno a Capodanno, rispondono «chissà, non abbiamo ancora
deciso», e si scambiano un sorrisino complice. Alle dieci, tutto
è pronto. Lui ha preparato la cena con l’aiuto del ricettario, il
tacchino farcito è ottimamente riuscito anche se forse avrebbe
fatto meglio a togliere le noci dal guscio.
Arriva lei, con un vestito rosso mozzafiato. Lui ha una violenta erezione
che rischia di compromettere la serata già alle dieci e un quarto.
Lei gli resiste. La cenetta trascorre tra deliziosi lazzi, guardando la
televisione e commentando com’è piacevole questa loro intimità.
Ma alle undici e mezzo suonano alla porta. È una brigata di cinquanta
persone che grida «Sorpresa! Sapevamo che non avevate una festa dove
andare, ma non passerete la serata da soli, se no a cosa servono gli
amici?». L’allegra brigata invade la casa, vengono cucinati cotechini
surgelati e lanciati petardi dal terrazzo, con danni e minacce di ritorsioni
in tutto il condominio. La vasca ai petali di rosa, scambiata per una grande
sangria, viene interamente bevuta e tutta la serata risuona di rutti
profumati. Finisce con la scoperta del completo di pizzo sexy. Lui, ubriaco,
è costretto a esibirsi sul tavolo in giarrettiere, lei è
inseguita per i corridoi da tutti i maschi presenti. Alle quattro tutti
vanno da Gazzotti. Dopodiché, finalmente soli, ma stremati, i due
Innamorati si danno un casto bacio e si addormentano.

Gazzotti

Gazzotti non ne vuole sapere di organizzare la festa di Capodanno, ma ha
una casa grande, una cantina piena di vini, e soprattutto è molto
mite e non sa dire di no. Si calcola che, in vent’anni, abbia ospitato
diecimila persone, offerto mezzo milione di bottiglie, pulito cento ettari
di vomito e mai, dico, mai, cuccato una volta. I danni alla casa ammontano,
ogni volta, a svariati milioni. Gazzotti è assicurato, ma la polizza
gli scade sempre a mezzanotte del trentuno.

Il Capodanno di una volta

In un paesino sulle montagne della Maiella, un inviato della televisione
ha scoperto anche questo anno l’ultimo eroe dei Capodanni di una volta.
Siamo nell’abitazione del signor Tonino, isolata da metri di neve.
Mentre la moglie Ersilia va a raccogliere le fascine, il signor Tonino
prepara il tradizionale piatto di San Silvestro, la Torta biancona.
È un tipico piatto di cucina povera. Si prende un grosso blocco di
neve, lo si mette al centro del tavolo e si aspetta. Col calore del camino
la neve si scioglie e rivela i suoi tesori. Una ghianda, una gomma americana
masticata da uno sciatore, una merda di scoiattolo, una cartuccia da caccia,
un lichene. Alla scoperta di ogni nuova leccornia, Ersilia e Tonino gridano
di giubilo e stupore. È la gaia festa dei poveri, che ancora sanno
apprezzare i piccoli doni della natura. A mezzanotte, si butta via quello
che non serve più, quasi sempre la cicca di una sigaretta. Poi
arrivano il branco dei lupi e tutti insieme si balla e si canta
«Vola nu pavone», poi si brinda col White Thunder, cocktail
povero ma vigoroso: tre parti di neve, una di grappa, e una scoreggia per
il perlage. Dopodiché, tutti davanti alla televisione satellitare
a guardare la Carrà, il Crazy Horse, il bombardamento di Bagdad e
il Capodanno turco. Alle tre, una frana seppellisce la piccola baita e i
suoi abitanti. È bello sapere che, nel cuore della ricca Italia,
esistono ancora dei Capodanni così.

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