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Non-leaders Per Tempi Duri

Non-leaders per tempi duri

Chi pensava di essere a metà strada o in vista del traguardo si è
sbagliato: siamo appena all’inizio e il difficile viene adesso.
La sinistra si è svegliata e ha aperto un occhio, ma deve aprire
gli altri novantanove. Il ministro Guardasilvi Castelli aveva già
detto, dopo le manifestazioni di piazza, che temeva il peggio. Se
è vero, come ha aggiunto l’ineffabile ministro, che la cultura
della sinistra è Casino e Violenza, allora è anche vero che la
cultura dei Castelli (e Scajola e Fini) è Minaccia e Servizi
segreti. Perciò anche noi temiamo il peggio (a differenza del
governo, senza voci dal cielo che ce lo annunciano).
Sappiamo da fonti segrete del Pentagono che Berlusconi e Scaiola
hanno chiesto a Bush di lasciar trapelare la notizia che Bin
Laden è in Italia. Ma Bush ha risposto che, dopo lo scandalo
Enron, ogni Incarnazione del Male è merce preziosissima, e quindi
non solo gli serve Bin Laden vivo, ma anche Saddam e il revival
di Toro Seduto.
E’ quindi un momento pieno di speranze e pericoli. Quale
dirigenza della sinistra saprà gestirlo? Intanto, come modesto
contributo, indichiamo quali nuovi leader non vorremmo,
descrivendone cinque dei più pericolosi. Anche se un po’ del
loro spirito alberga in ciascuno di noi, non seguiamone l’esempio.

Il Minquadrano. Personalità della sinistra con impegno
telecomandato, cioè che si accende di passione politica solo in
presenza di telecamere e giornalisti. Le assemblee periferiche e
le battaglie quotidiane lo vedono fiacco e pessimista, ma basta
che gli si metta sotto il naso un microfono, e come annusasse un
cocktail di aceto e adrenalina, eccolo riprendere colore e
parlantina. Dai talk show a Teleclusone, dai brandelli di
telegiornale alle trasmissioni di cucina, egli dispensa la sua
fisionomia alle masse perché, come suole ripetere, è importante
parlare a tutti, non quello di cui si parla.
Il Minquadrano ha lasciato l’arte della dialettica per
l’avanspettacolo della laringolettica, o Sovrapposizione
dialogica. Cioè quel costume televisivo che vede due o più
avversari politici urlare contemporanemente, uno sopra l’altro,
in duello non di argomenti, ma di laringi. Questo crea un
bellissimo magma sonoro, ma dimostra tre brutte cose.
Uno, che a nessuno dei contendenti frega niente delle
idee dell’altro. Due, che entrambi non hanno il minimo
rispetto degli ascoltatori, che ovviamente non capiscono mezza
parola. Tre, che l’unica cosa che interessa ai duellanti
è di essere lì, non già per spiegarsi, ma per mostrarsi. Che
qualcuno cominci a alzarsi e andarsene, oppure si prenda la
responsabilità di una moderata, ma genuina zuffa, coinvolgendo
anche il moderatore, che è quasi sempre un astuto aizzatore.
Terribile è il destino del Minquadrano quando decide di affidarsi
a un guru americano del look telegenico. Studierà la gestualità
kennediana e come si accavallano le gambe in Nebraska, imparerà
come accattivarsi le simpatie degli elettori portoricani di
Chicago per venire poi trombato alle amministrative di Velletri.
Consigliamo una serena diffidenza verso i Minquadrano.
Soprattutto gli ex-presidenti della Rai che, il giorno dopo aver
lasciato la poltrona, rivedono le telecamere e di colpo si
scoprono tribuni megafonati, pieni di una passione rivoluzionaria
che, ad eccezione di Berlusconi, nessuno aveva notato nei loro
palinsesti.

Il Diociaiuti. Sinistro apocalittico, nostradamico ed
esoterico, il quale spera che la caduta di Berlusconi non avvenga
per scontro di idee, ma per qualche sortilegio cosmico, alchemico
o nosocomiale. Potremmo definirlo un marxista-potterista. Questo
personaggio non pone la sua fiducia nella serietà
dell’opposizione o nell’evidente miseria della politica
governativa, ma in sussurri riguardanti cartelle cliniche, corna
e oroscopi.
Da un amico primario ha saputo che nell’ultima apparizione
televisiva il Cavaliere e la Moratti si sono scambiati per errore
i tre etti quotidiani di fard, con gravi conseguenze allergiche.
Dal benzinaio di un giornalista ha saputo che esiste un film
porno di Berlusconi, in cui il premier si accoppia con un
pornoclone, un bambolotto gonfiabile che riproduce le sue stesse
sembianze. Da una amica inglese ha saputo che Blair avrebbe
detto, giocando a golf: «quando penso a Fini, sbaglio».
Il suo delirio può raggiungere vette satellitari. Ad esempio che
gli alieni del pianeta Sirio, dotati di sette cervelli a
maggioranza democratica, si sono stancati dei governi terrestri e
hanno intenzione di far fuori Berlusconi e Bush con rasoiate
laser interstellari. Oppure: che l’oroscopo astrale
dell’onorevole Vito indica chiaramente che entro l’anno il
parlamentare sarà colto da choc anafilattico leggendo un libro.
Il Diociaiuti consuma così, in queste oscure fantasie, il novanta
per cento delle sue energie politiche. Diocisalvi dal Diociaiuti.

Lo Scassoscappo. Ferocissimo esemplare che in salotti e
tinelli invita alla pratica del bazooka e esalta i kamikaze ma
appena le cose girano male si chiude in casa e nasconde in
cantina tutte le annate del Manifesto e di Lotta
Continua
. Alle manifestazioni, da giovane, usava tirare
sampietrini per poi nascondersi nel corteo. Ora che è adulto si
limita a incitare Vissani a mettere più peperoncino. Nei momenti
di maggior vena minaccia di andare a combattere in Afghanistan,
ma poi opterà per un villaggio turistico a Sharm el Sheik.
Per nostra consolazione, infatti, difficilmente lo Scassoscappo
passa all’azione pagando di persona, ma piuttosto si fa pagare lo
stipendio passando nelle file avversarie. Il nuovo presidente
della Rai Baldassarre, non è uno Scassoscappo, ma un incrocio tra
un Quantomidate e un bipartisan con freccia a destra. Per
fortuna, ha già trovato lavoro.

Il Bicamerale. Personaggio che spende tutto il suo tempo
non già a ascoltare e discutere le idee di destra, ma a
propagandarle e difenderle perché solo imitando la destra la
sinistra potrà portare via voti alla destra. Eccolo quindi
sprecare tesori di energie per dimostrare che Gasparri non è poi
così male e attaccare con la bava alla bocca Cofferati perché è
un signornò che ci porta allo scontro con la Confindustria, che
invece è sana e composta in gran parte da manager che sbagliano.
E’ molto attento ai livelli di censo e potere. Spietato moralista
con Vanna Marchi, ma assai cauto con Previti. La sua tendenza al
patteggiamento, al bicameralismo, alla spartizione, è
irrefrenabile, ogni idea di sinistra che lo allontani da un
bramato inciucio lo sfibra. Nel suo sforzo bicamerale, spesso è
vittima di allucinazioni. Tutti i giudici sono santi, anche
quelli di Marghera, o che hanno creduto a Marino. Com’erano belli
gli anni novanta quando la Rai sembrava Woodstok. Come ci sapeva
fare Andreotti con la mafia.
Alla fine del percorso, immancabilmente, egli perviene a una
lieve, ma immancabile rivalutazione di Salò e a un evidente
fastidio per argomenti quali Resistenza e Olocausto. Una volta il
Bicamerale si infilava pari pari in una corrente democristiana e
lì riposava in pace. Ma ora a destra c’è la caccia ai posti con
ingorgo e dovremo tenercelo: non da leader, però.

Il Semprepeggio. Costui arriva la mattina al bar, vi si
avvicina agitando il giornale come un vessillo e con gli occhi
spiritati comincia a gridare: «andiamo sempre peggio, e nessuno
fa niente». Mentre voi state cercando di bere il cappuccino, vi
legge integralmente l’ultima dichiarazione di Scaiola e poi il
resoconto del comizio di Borghezio. Vi racconta per filo e per
segno tutto il Porta a Porta della sera prima, che ha visto
integralmente pur schifato e nauseato, urlando «ma perchè la
gente non spegne la televisione quando vede certe cose?». Poi vi
manda di traverso la brioche con le cronache di guerra.
Quando vi vede irrimediabilmente depresso, lancia un ultimo «va
sempre peggio, e nessuno fa niente» rivolto in tono di rimprovero
un po’ a voi e un po’ ai presenti, cani compresi. Dopodichè
esausto ma appagato, va al mare a far vela, o in tribunale a
difendere un palazzinaro di An, o a piazzare un progetto a
Mediaset. Perciò tutto ciò che lo indigna come notizia, gli
scivola sopra quando è evento quotidiano.
Come difendersi da lui? Fatevi trovare una mattino, ben rasato,in
giacca blu e con un distintivo di Forza Italia. Uscirà dal bar,
per andare altrove a urlare «andiamo sempre peggio, stamattina ho
visto un mio amico che…». Potrete far colazione in santa pace,
tanto se va peggio riuscite a capirlo da solo, e intorno a voi
c’è tanta gente intelligente e appassionata che si batte per il
meglio, senza lamentarsi troppo. Buon cappuccino.

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