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Il Proclama Di Melfi

Il proclama di Melfi

25 ottobre 1994: il nuovo regime
celebra la sua forza tra le lamiere scintillanti della fabbrica di Melfi

Oratori, Gianni Agnelli e il Cavalier Silvio Berlusconi



Discorso d’inaugurazione (scritto a quattro mani) della nuova fabbrica
Fiat di Melfi, tenutosi nell’anno Primo del secondo Ventennio, da parte
del capo del governo Silvio Berlusconi e del capo del capo del governo
Gianni Agnelli.


CAMERATI CINTURATI!
Vogliamo dirvi che insieme noi condurremo con la più strenua
decisione la battaglia economica in difesa della lira, e da questa
piazza a tutto il mondo civile giuriamo che difemderemo la lira fino
all’ultimo respiro, fino all’ultimo sangue. Non infliggeremo mai a
questo popolo meraviglioso d’Italia che da anni lavora come un eroe
e soffre come un santo, l’onta morale e la catastrofe economica della
lira. Il nostro governo è disposto, dal suo capo all’ultimo
gregario, a resistere con tutte le sue forze ai tentativi di
jugulazione delle forze finanziarie avverse, deciso a stroncarle
quando siano individuate all’interno.

Tacciano una volta per sempre le ciarle insulse del disfattismo vile,
che individueremo e colpiremo senza pietà, poiché
nessuno ci farà indietreggiare sulla strada che noi dobbiamo
fortissimamente seguire.

Camerati chiavi in mano! Sia stroncata ogni obliqua vociferazione
dentro e fuori frontiera. I giudici cessino di ascoltare le monotone
fraterie di salmodianti che richiedono palingenetici repulisti con
l’unico intento di screditare e svilire l’opera del governo e lordare
col fango della calunnia l’altissima statura morale del suo Capo.
Rivolgano invece i magistrati (come ha chiaramente indicato il
camerata cingolato Previti, ministro della Difesa e capo della
Polizia Segreta) la loro ira vendicatrice contra la pericolosa
genia dei demagoghi ingorgatori di piazze e truffatori della buona
fede pubblica, nonché degli abborracciatori di affari che
nascondono sotto l’ingannatoria fama del comune operare, un
disinvolto enciclopedismo di iniziative rivolto a finanziare
le loro personali debosce e la rivolta bolscevica. Per essi la
galera è poca cosa, in quanto l’infinito male che essi
provocano li renderebbe passibili e meritevoli di pena di morte
nella loro qualità di seminatori di rovine, droga e miseria,
così ben illustrata nei saettanti e annichilenti filmati di
propaganda che il vigile Minculpop ha diffuso in tutte le case degli
italiani onesti.

Qua, nella Melfi operosa ove si forgia il futuro del paese, nel cuore
di mille motori rombanti come un uragano che spazza il venefico miasma
della calunnia antipatriottica, tra queste auto belle come armi nude,
nell’ideale uguaglianza (pur nella diversità salariale) tra
le maschie fronti sudate dei lavoratori del Sud e del Nord, qua in
questo abbraccio di sentimenti e patrimoni, qua, Camerati catalitici,
nasce un giorno che non esitiamo a definire propizio per la storia
dell’economia italiana e nefasto per chi vorrà anteporre il
penoso e vetusto ricatto della democrazia a un fulgido avvenire di
lavoro, progresso ed espansione economica e territoriale.

Qua, nell’ideale abbraccio delle squadre di calcio da noi dirette,
tra il bianconero juventino e il rossonero milanista, nasca
la nuova bandiera!

Via il bianco, via il rosso, resti solo il nero a unirci!

E questo nero, guerresco nembo, scaturendo da mille ciminiere erette
come italici falli, sommergerà di vergogna i sommari
sentenziatori, i miserabili imboscati, i giudici disobbedienti,
la canaglia prezzolata della stampa, i pervertiti sessuali di
ogni risma e lo sperma meticcio appestatore dell’italica razza.

Spezzeremo le reni alla Rolls Royce!

Viva la Juve, viva il Milan! Viva la Punto, viva la Standa!

Viva la salda compatta quadrata maschia guerresca vindica mai
inquisita ferrea mole del Finfiatfascismo!

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