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L’Europa Unita

L’Europa unita

L’Europa unita – 1

Jacques Chirac

Caro Helmut,

Parigi è bellissima in autunno.
Dalla mia
finestra guardo la Senna e penso a te e al nostro futuro. Sì, Helmut, tra
poco entreremo insieme in Europa. L’Europa, madre della civiltà, dove
antichi e nobili popoli, uniti nella solidarietà e comunanza di interessi,
potranno costruire insieme una grande superpotenza in grado di combattere
il colosso americano e le rampanti tecnocrazie orientali. Dove cesseranno
le liti e le concorrenze, dove il camembert francese convivrà con il
gorgonzola italiano, la feta greca e lo stilton inglese, peccato che i
formaggi spagnoli facciano schifo, ma questo è un ostacolo che non deve
fermarci.
Caro Helmut, il grande giorno è vicino, ieri mi sono misurato i parametri
ed erano perfetti. Anche gli altri paesi sembrano pronti e combattivi. Sono commosso da come,
ad esempio, i poveri italiani arrancano con la loro liretta e il loro
fardello di disoccupati. Romano Prodi, con quell’aria da commesso al
reparto paté della Fauchon, e Walter Veltroni, quello che cerca sempre di
baciare Jack Lang, hanno detto che ci faranno vedere i sorci verdi. Come
sai, noi non abbiamo questa sordida locuzione, in francese. Noi diciamo:
“Ve ne faremo vedere de toutes les couleurs”, perché noi non abbiamo topi a
Parigi, mentre a Roma, mi dicono, galleggiano nei cappuccini dei bar.
Sì, toutes le couleurs, noi siamo la patria dei colori! I nostri tessuti
sono migliori, e noi abbiamo dei veri stilisti, non degli imbottitori di
giacche o dei cialtroni senza idee che copiano i nostri quadri del Louvre,
come gli italiani.
Non vorrei guastare il clima fraterno con cui stiamo per entrare in Europa,
ma veramente non capisco a cosa mi serva tenere un ministro degli interni
paranazista che spazza via i sans-papiers, se poi infiliamo in Europa quei
pezzenti terroni degli italiani con la loro lira barcollante, i loro
tessuti da froci e quel campionato di calcio noioso che sarebbe nulla senza
i nostri Djorkaeff, Bravo e Karembeu (e non chiamarmi sciovinista!).
Capisco che è inutile chiedere agli inglesi di essere alla moda, è già
tanto se hanno i soldi per mettersi le pezze al culo. In quanto a Aznar,
credo che anche tu abbia capito che tutt’al più potrebbe dirigere una
boutique, è un managerino prestato alla politica e ringhia come un botolo
perché i turisti preferiscono Saint-Tropez agli alveari grossolani della
Costa Brava, dove ormai vanno solo dei poveracci come i belgi pedofili e
gli ubriaconi irlandesi. Aznar è invidioso perché le nostre corride di
Arles sono molto meglio delle corride spagnole, e i nostri tori sono i
migliori, anche se le sordide mucche albioniche cercano di infettarli.
Basta, non vorrei sembrarti antieuropeo, del resto lo spirito europeo è
qualcosa che si ha o non si ha, proprio come i parametri. Io e te li
abbiamo, mon cher Helmut, gli altri no.
Ti allego un regalo, le madeleines di Proust, che tu ami tanto, anche se
l’ultima volta mi hai chiesto quanti Giri di Francia aveva vinto Proust.
Viva l’Europa, e congratulazioni ai ragazzi di Potsdam che hanno pestato
gli immigrati italiani.

Auf révoir

Chiracchino tuo





L’Europa unita – 2

Jose’ Maria Aznar


Caro Helmut,


como te vas? Barcellona è bellissima in autunno. Camminavo sulle Ramblas
con due pupe andaluse e pensavo all’Europa. Sarà splendido entrare in
Europa tutti insieme, mediterranei e teutoni, sud e nord, senza preclusione
alcuna, senza differenze, odi e divisioni, per costruire una grande
Invincibile Armada che affonderà le corazzate americane e giapponesi. Oh,
io sogno il giorno in cui noi europei tutti insieme (magari senza i baschi)
siederemo a un grande tavolo e tu troneggerai maestoso, e alzando il calice
pieno di profumato Malaga dirai: “Finalmente un buon vino, dopo quelle
schifezze al metanolo degli italiani e gli champenois insapori dei
francesi”.
Caro Helmut, mentre allo specchio mi guardo i parametri, devo confessarti
che il mio spirito europeista è sempre vivo, ma è dura per me pensare che
in Europa entreranno anche i francesi, con la loro arroganza, una
situazione sociale esplosiva e una nazionale di calcio al settanta per
cento di negri. Tu sai che sono furenti con noi perché i turisti francesi
fuggono da quel troiaio di Saint-Tropez per venire nella nostra accogliente
Costa Brava.
Addirittura il loro mito Brigitte Bardot ha detto che si vuole stabilire in
Italia. Credo che lo faccia perché ama gli animali (capisci la battuta?).
E qua è il secondo punto dolente: l’Italia è una vera catastrofe, fanno le
finanziarie tirando i dadi la notte, i politici hanno cinquanta avvisi di
garanzia a testa, non hanno una vera politica sugli immigrati, anche se
cominciano ad ammazzarne qualcuno nelle carceri. Io capisco che c’è posto
per tutti, anche per i greci e gli albanesi, ma gli italiani sono un
rischio! Tra un anno ci sarà un nuovo inciucio e magari torna su quel
Berlusconi che da qui l’abbiamo cacciato via a calci in culo insieme a
Bernard Tapie. Cerca di capirmi: il nostro eroe nazionale è Don Chisciotte,
e quindi quel Sancho Panza di Prodi ha tutta la mia simpatia, ma noi non
abbiamo bisogno di professorini, abbiamo bisogno di uomini coi coglioni da
veri matador, e non mi immagino proprio Prodi vestito da torero,
spaccherebbe i calzoni al primo giro di muleta. Comunque, viva l’Europa
unita, anche se avrei qualcosa da obiettare sulla moralità inglese, con
quelle Diane e quei Carli che hanno dei palchi di corna che non li aveva
neanche el Murillo, il più virile e nobile toro spagnolo, prima che una
maledetta mucca di Liverpool lo contagiasse, riducendolo alle dimensioni di
un barboncino.
Caro Helmut, mi sembra chiaro che gli unici ad avere i parametri siamo io e
te, l’asse Spagna-Germania è ben saldo fin dai tempi di Franco, e insieme
entreremo in Europa da dominatori. Ti mando un piccolo regalo: è una
scatola di coglioni di toro secchi, glassati alla nutella. Con la birra
cono eccezionali. La birra tedesca, naturalmente, mica una Peroni, una
Lutèce o una Guinness.


Viva l’Europa!

Aznaruccio Maria





L’Europa unita – 3

Romano Prodi

Caro Helmut,


sono salito in bicicletta su a Montecavolo, là dove i partigiani hanno
fatto la Resistenza, e mi sono detto: ma quanta acqua è passata sotto i
ponti! Una volta eravamo alleati, poi nemici e ora, di nuovo alleati,
entriamo a braccetto nella nuova Europa. Sono sceso di bicicletta, ho
consumato il frugale spuntino del ciclista, una bottiglia di Gatorade e un
cesto di mortadella da mezzo chilo, e ho pensato che l’Europa è come una
grande famiglia, una casa dove tutti insieme vivremo come fratelli, davanti
al camino delle acciaierie Krupp, senza più concorrenze né divisioni. Tu
sarai il babbo, Helmut, io la mamma, e avremo due figli scemi che ci
daranno un sacco di problemi, Chirac e Aznar, ma con pazienza li
risolveremo.
Vedi Helmut, non vorrei sembrare quello che semina la zizzania (in Germania
ce l’avete la zizzania?). Però quell’Aznar, scusa se te lo dico, di
economia ne capisce più o meno come Bertinotti, è un fighetto che va bene a
amministrare un condominio, ma il grande capitale è una cosa diversa, io ho
fatto conferenze in tutto il mondo e ti dico che a Princeton quando dico
“Aznar” ridono tutti (non ti dico quando poi dico “Ciampi”).
E poi quel Chirac! E’ dieci volte che ha provato a diventare presidente,
quasi peggio di Berlusconi, è un bombarolo da atolli, vuol far De Gaulle e
sembra Bossi, c’ha una politica anti-immigrati che al confronto Previti è
filo-maghrebino. E vuoi mettere la riviera adriatica, col suo bel mare
pulito e le piadine, rispetto a Saint-Tropez e la Camargue, dove il bagno
si fa con gli stivali, e la Costa Brava, che, scusa se te lo dico, hanno
visto in acqua degli stronzi che sembravano dei cabinati. Ma io ce l’ho
detto a Aznar, io ti faccio vedere i sorci verdi perché io sono buono e
caro e mite e gentile e cristiano e di centro e democratico e tutto quel
che volete basta che mi votate. Ma se mi rompono i parametri metto su il
rapporto da salita e stacco tutti, perché noi italiani abbiamo una marcia
in più (e non dire la solita battura che abbiamo anche del marcio in più).
I processi li finiremo tutti entro il 2040, poi faremo altre due
finanziarie, una a Natale e una a Carnevale, e faremo un gratta-e-vinci
super-rischio che invece di vincere si perde e bisogna pagare una multa, e
poi il festival di Venezia otto volte l’anno così Veltroni va sempre lì e
non fa danni. Bertinotti lo faccio addetto culturale all’Avana, Berlusconi
lo coopto al governo et voilà, con una ultima manovrina da 345.000 miliardi
siamo pronti a entrare in Europa, snelli come acciughe.
Ma tu Helmut mi devi aiutare, non devi flirtare con quel fighetto di Aznar
e quella carampana riciclata di Chirac, il nuovo siamo noi, come dice
sempre Enzo Siciliano quando vuol far ridere. Se vuoi la Grande Europa, la
puoi fare solo con noi, mi ci gioco l’Olivetti (bella forza, dirai…).
Ti mando un regalo: è una salama da sugo ferrarese, genuina, non velenosa
come la mucca inglese o adulterata come il vino spagnolo o scotta come la
pasta francese, è un piattino leggero che va abbinato con una maionese di
lardo, un po’ di krauti e molto pepe e poi giù scoregge, come dice sempre
il mio amico Dini che nell’intimità è un gran burlone. E bevici su della
birra tedesca, che è la migliore del mondo insieme alla Biondaroli di
Castel San Pietro.

Ti saluto, fisicone mio! Viva l’Europa!


Romanino tuo

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