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L’EDITORE MALAUSSENE FA LE PULCI A PENNAC

L’EDITORE MALAUSSENE FA LE PULCI A PENNAC

Poco tempo fa Daniel Pennac, alias Daniel Pennacchioni, alias Alceste Fontana, alias la Mamma, si presentò negli uffici delle Edizioni del Taglione. La proprietaria, la Regina Zabo, era assente, ma c’era Benjamin Malaussène, direttore editoriale, pervenuto a quell’incarico dopo aver svolto per anni il difficile e formativo lavoro di capro espiatorio. Anche se erano passati trent’anni, essendo personaggi letterari, i due non erano invecchiati: Pennacchioni aveva solo gli occhiali più spessi e Benjamin era un po’ ingobbito.
Pennacchioni andò al sodo.
— Avevo detto che non avrei scritto più nulla sulla tribù Malaussène, ma ho cambiato idea. È accaduta una cosa nuova. So dai miei informatori che tuo figlio e i tuoi nipoti, che tu credi degli angioletti, hanno organizzato un piano ingegnosissimo per rapire il signor Lapietà, un farabutto milionario, molto abile a chiudere e aprire società per guadagnare, infischiandosene degli impiegati che lascia senza lavoro. I tuoi ragazzi agiscono con la complicità del figlio di Lapietà, che è innamorato di Maracuja. Se il lettore vuole sapere chi è Maracuja, all’inizio del libro c’è un elenco esplicativo di circa cento personaggi.
— Cento personaggi? Ma è terribile! Questo vuol dire trama troppo complessa, troppa invenzione. Ascolta gli scrittori saggi: bisogna parlare della Verità Vera, dell’unica realtà. Poco importa se poi ognuno di loro scrive un libro su una realtà diversissima.
— La letteratura non ha bisogno di proporsi di descrivere la realtà, la incontra, la ama, la trasforma e basta.
— Ma cento personaggi sono una fatica per il lettore, ne bastano due: Lui che frusta Lei. Oppure devono convergere verso un obiettivo comune, mettici il Graal, la ricerca del Graal. E poi perché rapiscono quel Lapietà?
— I giovani Malaussène chiedono un riscatto per destinarlo alle opere di un prete combattente, il Reverendo, un tipo figo, rasato, tatuato come un rapper.
— Qui già ci siamo. Rapper tatuato, avventuriero, un po’ di Vaticano, una sfumatura noir, magari un serial killer del Vercors… e commissari, molti commissari.
— Ho tanti commissari e poliziotti da farci una squadra di rugby, da Rabdomant a Carrega, a Van Thian, Bertholet, Legendre, Titus, Silistri e mogli annesse. Ma ti racconto il seguito: il piano fallisce, il Reverendo non accetta i soldi. Intervengono dei veri, misteriosi delinquenti, capiscono che il rapimento è stato organizzato da una banda di pivellini e che da Lapietà si possono tirar fuori un sacco di soldi. Dunque, mentre il rapito sta per essere rilasciato, i veri delinquenti irrompono sulla scena, c’è una sparatoria e si portano via Lapietà padre e figlio.
— Oddio, troppo complesso, non funzionerà. C’è almeno del sesso?
— C’è Julie, l’eterna seducente Julie che tu ami. Poi ci sono Maracuja e la bella Verdun, tua sorella.
— Sì, è bella, ma tutte le mattine si trucca per un’ora per diventare una racchiona e assumere i panni dell’inflessibile giudice Talvern. Lei a un certo punto ha la tentazione di mollare tutto e darsi alla panificazione, ma prima che riesca a dare le dimissioni il governo la coinvolge per far fronte all’emergenza del rapimento di Lapietà, e in altre inchieste e operazioni delle quali si capirà lo sviluppo nel secondo volume.
— Bastardo di un Malaussène! Allora tu sai tutto, mi stai prendendo in giro… guai a te se riveli come finisce.
— Non lo dirò, a patto che tu mi permetta di fare un po’ di editing. Ad esempio, non voglio più che sia ambientato a Belleville.
— “ Belleville è un mondo in miniatura. La Geografia ridotta dalla Storia alle dimensioni di un fazzoletto”.
— Cambia, spostalo nel X arrondissement, oppure a New York, mettici l’I Ching o una scuola di maghi… taglia due terzi dei personaggi, smettila con l’argot. È impossibile scrivere un romanzo con tanti colpi di scena, e parlare della trasformazione della Francia in questi ultimi anni senza annoiare. Come puoi divertire i lettori ora che tutto è così cambiato?
— Posso farlo, ho tenuto gli occhi aperti. Dirò tutto, anche se hanno minacciato di seppellirmi vivo nel prossimo libro.
— Sì, ma la televisione? Adesso gli scrittori adorano la televisione, non è più come una volta che ne parlavano male, cercano di essere il più possibile telepresenti.
— Sai benissimo che nel libro c’è un capitolo dedicato a un reality, e senti cosa dice il medico Adrien: “ Ma è uno spettacolo! Lo sanno tutti che è uno spettacolo! Come il catch! Il catch non è uno sport, è uno spettacolo sportivo. Non c’è nessun inganno. La realtà produce anche spettacolo! Lo spettacolo è reale!”.
— Uhm… un reality… non sarai troppo polemico?
— Io sono ironico, comico, filosofico, poetico e, nel fondo, anche un po’ polemico. Allora, me lo pubblichi il libro?
— Mah, — disse Malaussène — lo pubblicherò, anche se poi ovviamente se la prenderanno con me. Ma dimmi una cosa. Nel libro c’è Julius: “ Razza molteplice, odore sostenuto e temperamento indipendente, ma fedeltà a prova di bomba”.
Come può lo stesso cane bazzicare la stessa saga per più di un quarto di secolo?
— La soluzione si trova ne Il caso Malaussène — rispose Pennacchioni.
— Vabbè, per il mercato francese potrebbe andare. Ma per quello italiano? Cambiamo traduttore. Basta Yasmina Mélaouah, brava, anzi bravissima, ma non fa gossip. Che ne dici di Carla Bruni?
— Un’altra parola e ti faccio fuori.
— Sarò io a farti fuori, — ghignò Malaussène — vivrò secoli più di te.
— Non mi importa. Lo pubblichi?
— Già fatto… è in libreria… e preparane subito un altro, ai lettori tu dai dipendenza…

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