Stefano Benni presenta... L’ululato - n.9 - Poveri ma sciatori

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Poveri ma sciatori
(Questo ululato viene pubblicato contemporaneamente su Libération, nella traduzione francese di Marguerite Pozzoli)

Nonostante la crisi, milioni di italiani e turisti si sono riversati sulle piste da sci. Dai più ricchi, come l’emiro del Qatar che ha preso venti camere nell’Hotel più costoso di Cortina, ai più poveri che arrivano in corriera, sciano e ripartono senza neanche togliere gli scarponi. Ecco un campionario degli esemplari che è possibile incontrare sulle piste italiane, e forse francesi.

Lo sciatore ultima moda — L’importante per costui non è sciare, ma sfilare come in passerella. Giacche termiche ultraleggere di colori sgargianti, ultimo modello di scarponi con schiuma modellante, sci in tinta col berretto, occhiali di marca. Costo dell’attrezzatura, circa ventimila euro. Peccato che non gli serva. Infatti lo si può vedere, sempre fermo a bordo pista, mentre prende il sole o telefona col cellulare. L’unico modo per farlo sciare è passargli davanti con una tuta di modello più nuovo del suo. Vi seguirà per chiedere dove l’avete comprata.
Il giornaliero inquieto — Sciatore con pochi soldi e poche ferie, che ha un solo giorno per sciare e lo deve sfruttare al massimo. Arriva all’impianto di risalita alle sei e mezza di mattina e comincia a protestare perché non parte. Fa le piste quasi senza curvare per fare prima e poterle ripetere. Nelle file della funivia cerca di passare davanti infilandovi le racchette nel sedere e camminando sopra i vostri sci. Mangia mentre scia, oppure sopra il seggiolino della seggiovia. Dopo dieci ore di sci torna frenetico alla macchina e riparte in tutta fretta, perdendo quasi sempre gli sci in autostrada e dimenticando un figlio sulle piste.
Lo ski-killer, o caimano delle nevi — Sciatore in preoccupante aumento. Se sa sciare scende dritto a velocità folle. Se non sa sciare, si mette di traverso sulla pista bloccando ogni passaggio. In tutti e due i casi considera gli altri sciatori non come esseri umani, ma come paletti da slalom, o come birilli. Ci passa in mezzo, li sfiora e spesso li abbatte.
Quando non li ammazza, come talvolta succede, non provate a dirgli di andare piano. La risposta sarà: “si tolga dai piedi, se non sa sciare”. Unica soddisfazione: lo si può spesso vedere aggrappato a un albero del bosco, dove si è schiantato a tutta velocità.
Il bimbo bomba — Bambino alto circa un metro che nella posizione di discesa detta “a uovo” fa tutta la pista senza mai fermarsi. Non si vedono mai né i suoi genitori né parenti. Non cade mai e appena finita la discesa, corre a casa a giocare a playstation a un gioco dove sullo schermo scia sempre dritto senza fermarsi.
Gli scortati — Sempre più numerosi sulle piste italiane, gli sciatori Vip scortati. Dalle figlie dell’emiro del Qatar al pilota Schumacher, dagli onorevoli parlamentari alle attricette. Ognuno si porta dietro due o tre carabinieri o gorilla sciatori che gli fanno ala. Per fortuna Berlusconi non scia, o coi suoi settanta e più uomini di scorta occuperebbe un intero ghiacciaio.
Il demonio dello skateboard — Giovane che vi schizza davanti con lo skateboard, saltando e facendo evoluzioni. Ha quasi sempre l’iPod per sentire la musica. Ma per quanto sia bravo, prima o poi si scontrerà con un caimano. A questo punto è rissa generazionale, specie se il caimano a cui ha fratturato gli sci è suo padre.
Il congelato — Ha sempre freddo, tanto che non si sa perché sia venuto a sciare. Trema davanti a voi sull’impianto di risalita. Sulla seggiovia, fa ginnastica per scaldarsi e fa dondolare tutti. Per scaldarsi beve sei grappe e non saprete mai se fa tante curve perché è bravo o perché è sbronzo.
Il cantante — Mentre scia canta jodel, canzoni popolari, inni nazionali. Canta soprattutto in seggiovia, dove può essere sentito meglio. Dopo un’ora che lo sentite, quasi quasi vi viene voglia di aizzargli contro un caimano.
Il caduto — Tipo di sciatore sfortunato. Cade alla prima discesa. Poi cerca di recuperare la posizione eretta, ma non ci riesce. Più cerca di rimettersi gli sci, più sprofonda e si aggroviglia. Voi continuate a fare discese e lo vedete sempre lì, nella neve fino al collo. L’unica salvezza per lui è che qualcuno gli cada vicino, così può fare due chiacchiere.

( 10 gennaio 2009 — Numero 9 )