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Il giovane Valerio Minnella, redattore di radio Alice, radicale non-violento,
già obiettore di coscienza, arrestato per i
fatti di marzo a Bologna, non ha finora ottenuto la libertà
provvisoria perché ritenuto «socialmente pericoloso». Ha
iniziato uno sciopero della fame nel carcere di Bologna, è
stato trasferito a quello di Modena, dove è stato picchiato
dagli agenti di custodia perché «scambiato per uno che aveva tentato di evadere».
Al momento in cui scriviamo, è ancora in carcere.
Il giovane Vincenzo Cazzaniga, dell’Unione Petrolifera,
arrestato per alcune lievi irregolarità amministrative tra cui
l’aver succhiato mezzo litro di benzina dal serbatoio di un
motorino, ha ottenuto la libertà provvisoria in quanto ritenuto
«socialmente non pericoloso». Messo nella cella «C»
(con Crociani, Cefis, Caltagirone e Ciancimino) del carcere
di Santo Immaginato, ha iniziato lo sciopero della fame rifiutando anche le banconote di piccolo taglio,
di cui è ghiottissimo. Durante la notte è stato picchiato da un secondino
che si è scusato dicendo: «Mi scusi, al buio l’avevo preso
per Sindona». Trasferito al carcere di Modena alla cella
«L» (Liggio, Lefebvre, Lima, Labruna), è stato nuovamente
picchiato da un agente di custodia che l’aveva scambiato
per l’amico della moglie e poi pestato dal compagno di cella
che s’era svegliato di notte e l’aveva scambiato per un ladro.
A questo punto l’hanno scarcerato.
Il caso di Cazzaniga riporta drammaticamente alla ribalta
il problema delle migliaia di industriali, generali, uomini
politici e banchieri che languono nel carcere di Santo Immaginato.
È di ieri la notizia che Arcaini ha denunciato di
venire sistematicamente torturato in cella da due secondini
che gli chiedono un fido bancario per comprarsi una moto.
Il generale Miceli, nella sua infermeria, è costretto a mangiare semolino da tre mesi,
e malgrado sia affetto da una
gravissima forma di segreto militare, viene costretto ad alzarsi quando gli rifanno il letto.
Nella famosa cella «G»,
dove sono rinchiusi Gava, Gioia e Giannettini, malgrado
gli armadietti siano chiusi a chiave, continua a sparire la
roba. È ovvio che, non potendosi sospettare dei detenuti, è
qualche secondino che se ne approfitta durante l’ora d’aria.
L’ora d’aria che, come sapete, non può certo bastare per
ritemprarsi fisicamente dopo tutto un giorno di prigionia.
Alcuni detenuti, come Sindona, Crociani e Riva, hanno infatti ottenuto, per buona condotta, il permesso speciale di
restar fuori cella più tempo (Riva è già al dodicesimo anno
d’aria).
Einaudi (Egam) e Salizzoni (Ina) hanno deciso di devolvere il 2% della loro liquidazione (circa 3 miliardi) a un
comitato per la libertà degli industriali. All’obiezione che
gli industriali sono tutti liberi i due hanno risposto che
questa è la riprova che il comitato funziona bene.
Intanto la tensione nel carcere di Santo Immaginato è
vivissima. Una rissa è scoppiata ieri nel braccio «H»
(redditi superiori al mezzo miliardo): Gava, Petrilli e Pesenti sono venuti alle mani per una storia chi dice di donne
chi di obbligazioni Bastogi. Ursini, intervenuto per dividerli,
è stato colpito da Pesenti con un rudimentale coltello fatto
con una cambiale. Nel pestaggio sono intervenuti Attilio
Monti e Ventriglia. I secondini li hanno divisi. A tarda
notte, la tensione era ancora grande. Sui muri è apparsa la
scritta «La Dc non si lava, tiene Gava».
Nella cella di Petrilli, oltre che a una rudimentale piscina fatta con mollica
di pane, è stato scoperto un buco che porta direttamente
alla toilette della Sala Borsa di Milano.
Lo scandalo è stato grande. Da ogni parte si chiede la
restrizione delle libertà carcerarie, e l’abolizione di tutti i
permessi. Inoltre, dato che gran parte dei problemi del carcere di Santo Immaginato sono dovuti al superaffollamento,
tutti concordano nella necessità di essere meno fiscali con
queste categorie cosl duramente colpite dall’ondata di arresti.
Si concedano libertà provvisoria, permessi di espatrio,
elasticità nelle istruttorie. «È ora di smetterla» ha detto
Crociani dalla sua cella con palme «di prendersela solo con
gli industriali e i politici. Perché i signori giudici non cominciano a mettere in galera
qualche studente d’agraria?
L’Italia andrebbe meglio!»
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