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L’economista Pierandrea Postacchia torna su queste colonne
dove recentemente ha attaccato (nell’articolo «Continua lo
scaricabarile») un corsivo del sociologo Angelo Marras, «A
chi serve?», apparso sull’«Espresso». A sua volta Marras
rispondeva all’articolo «Gli stilemi di Moro», apparso sul
«Messaggero», in cui l’economista Antonio Bolla si inseriva
nella polemica sul «Corriere» tra Sandro Tartarelli e il ciclista Gaetano Baronchelli.
Gaetano Baronchelli, in un breve
corsivo intitolato «Van Linden mi ha tenuto per la maglietta»,
difendeva lo psicologo Paolo Quaglia che in «Psicanalisi, mass-media e modello economico» accusava Guido
Carli di autoritarismo e di fumare marijuana dentro la Borsa. Guido Carli, come ricorderete,
in un intervento sulle colonne di «Panorama» «L’ultima spiaggia»)
aveva duramente stigmatizzato l’articolo della «Repubblica» in cui
Scalfari contestava l’intervista di Agnelli al «Times» ripresa
dal «Globo» tramite l’Ansa.
Tartarelli attaccava le tesi di Quaglia prima con un rovente intervento su «Famiglia Cristiana» e poi cercando
di investirlo col motorino. Quaglia scriveva allora una lettera di protesta a «Famiglia Cristiana» che però veniva
censurata perché scritta su carta profumata. Dalle colonne
del «Resto del Carlino» Luigi Preti, parlando a una riunione
del Rotary Club di Molinella, interveniva nella discussione
asserendo: «Tartarelli dovrebbe leggere “Di imposte si
muore”, il lucido corsivo qi Abbatelli a pagina 4 sul “Giorno”».
Tartarelli non riusciva a leggere il lucido corsivo,
ma se lo faceva raccontare dal suo attentissimo giornalaio,
che però ne travisava il contenuto, cosa che suscitava le ire
dell’Abbatelli che scriveva una lettera di protesta alla Rai e
veniva querelato da Gustavo Selva, insultato da un tifoso laziale e scippato
dell’articolo per «L’Espresso» da un teppista su una lambretta verde.
«L’Espresso» rispondeva con un articolo firmato da Valerio Riva,
«Questa vespa non è poi così verde», scatenando
l’ira di Montanelli che assaltava la sede del giornale romano con una bottiglia molotov piena di dopobarba. Sul
«Giornale» appariva un corsivo dal titolo «I cialtroni di
stato», a cui rispondeva subito «Trotto Sportsman» con
un’arguta satira di Paolo Castelli dal titolo «Nike Hanover
senza avversari». La lettera di protesta di Abbatelli veniva
intanto misteriosamente ritrovata e appariva su «Amica»
nella rubrica «Il nostro amico cane». Abbatelli scriveva
allora alla «Stampa» che il tono della sua lettera era stato
travisato, soprattutto perché la parola governo era stata sostituita
con cocker e la parola inflazione con cimurro. Purtroppo, chi dice per un errore,
chi per una manovra sotterranea, al posto della smentita appariva una foto di Mina
con la didascalia: «Veduta notturna del porto di Genova».
La Fnsi cercava di mettere ordine nella polemica e invitava
i giornalisti a vigilare contro la concentrazione delle testate.
Quando tutto sembrava sopito, il direttore della «Notte»
veniva sorpreso mentre tentava di tagliare un intervento
dell’esperto valutario Renzo Pancotti per farsi una cravatta.
Si scoprì subito che nel suo intervento «Un tapis-roulant
per Andreotti» Pancotti attaccava Nino Andreatta per il
suo articolo «Banche e liquidità», apparso una prima volta
sulla rivista «Il Mulino» il 13 gennaio 1956 e riapparso
poi, notevolmente invecchiato e con gli occhiali al bar Tre
Scalini di Roma 12 anni dopo. L’articolo contestava radicalmente la dottrina di Paul Samuelson,
così come era stata
esposta in «Topolino e Barbanera», albo d’oro numero 115.
Il comitato di redazione proponeva la pubblicazione integrale dell’articolo,
contro la tesi di alcuni che proponevano di pubblicare solo un riassunto
e altri che proponevano di chiedere biglietti gratis per i traghetti.
Pancotti scriveva per protesta al suo medico che scriveva alla «Gazzetta
del Mezzogiorno» dove la lettera veniva pubblicata con un
corsivo di accompagnamento di tale G. C., che la definiva
«ambigua» e terminava con la frase: «Chi se la sente di
dar torto a Bearzot?».
Questo scatenava una polemica tra Gianni Brera e Gino
Palumbo. Palumbo sul «Corriere dello Sport» in «Colpo
grosso della Spal a Marassi» difendeva Antognoni e lo paragonava a Vilfredo Pareto; Brera in «Una panchina che
scotta» attaccava Antognoni e lo paragonava a «quelle
vecchine che vendono castagnacci». Intervenivano nella
polemica: Italia Nostra («L’ultimo lupo»), «l’Unità»
(«Ampio e serrato dibattito sul tema del centrocampo»)
e Massimo Inardi («Antognoni, un caso di psicocinesi»).
Giorgio Bocca accusava Postacchia di essere lontano dai
problemi reali del paese e di fare del fumismo di sinistra.
Il Postacchia lo sfidava a comparire davanti ai probiviri. Per
sbaglio di autobus i due finivano davanti alla casa di Gava
e rinunciavano. Tartarelli li attaccava sul «Mattino» con
il pezzo «Quanto costa giocare a golf», provocando la
reazione di Eugenio Cefis che chiedeva la sua testa ad
Angelo Rizzoli che comprava il «Mattino», il «Carlino»
e il «Fiorino» e li concentrava in un giornale nazionale
su cui lo psicologo Andrea Melella finalmente rispondeva
al Tartarelli con l’articolo «I perché di una tragedia»,
provocando la sdegnata replica dell’«Osservatore Romano».
Per ragioni di spazio, siamo purtroppo costretti a rimandare
la pubblicazione dell’articolo dell’economista Pierandrea Postacchia al prossimo numero.
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