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voi al paradiso di Maometto / io in Mauritania (poesia di Saddam Hussein) Tatiana (ballando): «...e a Bush cosa hai detto?» De Michelis: «Gli ho detto: “George non rompere le balle, il Kuwait lo ricostruiamo noi”...». Intini (strisciando carponi tra le gambe dei danzanti): «Ehi, capo...». Tatiana: «Sei sempre cosi deciso, caro... e a Shamir cosa hai detto?». De Michelis: «Gli ho detto: “Shamir, non t’allargare, il problema palestinese è sotto il nostro controllo”...». Tatiana: «Oh caro, da quando sei stato in quei paesi sei molto più bello! E che voce profonda hai...». De Michelis: «Dici davvero, Tatiana?». Intini (tirandolo per i pantaloni): «Ehi, capo...». De Michelis: «Fila via... si può sapere cosa vuoi?». Intini (timido): «Volevo avvertirla che è due giorni che si è dimenticato di togliere la maschera antigas...». Pacifista: «E adesso che non mi arriva più l’assegno mensile di Saddam dalla banca di Atlanta, come mangio?». Interventista: «E io? Adesso che la Cia ha sospeso i pagamenti perché deve riciclare la struttura italiana e ricostruire le scorte di valori occidentali sganciati su Bagdad?». Pacifista: «Ho un’idea: facciamo un premio per la pace...». Interventista: «In che senso?». Pacifista: «Io volevo la pace, tu volevi la pace, adesso una similpace c’è. Quindi facciamo un premio tutti insieme, vaticanaglia e filobush, anime belle e belli senz’anima, pacifoidi e socialbalistici, il Compagno Tentenna e il Camerata Obbedisco. E trasmettiamo la serata in televisione». Interventista: «Giusto. Così io che sto già 24 ore alla settimana in tv ne avrò altre due in cui intrepidamente mi lamenterò perché l’informazione pacifìsta deborda...». Pacifista: «E io avrò dieci minuti, sempre che gli equilibri di giunta lo permettano. Lo chiameremo “Cormorano d’Oro”». Interventista: «No: “Premio Valsella”. Oppure “Miracolo d’amore”. Anzi, “Villa Wanda” oppure “Madre di tutti i premi”» (litigano). Signore Uno: «A iracheno! A fijo de tutte le battaglie. A papista! A obiettivo civile!». Signore Due: «A fijo d’un Pentagono! A manisco! A stronzo chimico!». Signore Uno: «Mò me firmi subito sta dichiarazione de responsabilità secondo l’assicurazione 670 dell’Onu, sinò te martello». Signore Due: «Nun me spaventi, io venivo da Occidente, e c’ho quattro agenzie de foco ner bagagliaio, un pugno de fero, una catena, un baiaffa e un bazuka...». Signore Uno: «Mi scusi... ma lei non è il generale Leonzio di RaiDue?». Signore Due: «E lei non è il generale Bonocore commentatore di Canale Cinque?». Signore Uno: «Ah, scusami caro... avessi saputo che la macchina militare era tua avrei attuato una manovra aggirante...». Signore Due: «Scusami tu: ma la segnaletica insufficiente ha confuso i miei centri di comando e controllo...» (si abbracciano, commossi). Monsignore: «Santità, Santità, una cosa terribile». Santità: «Che c’è? Un’altra guerra?». Monsignore: «No Santità, peggio. La sua porzione di tortellini...». Santità: «Quella che ogni mese lei mi porta da una notissima salsamenteria emiliana?». Monsignore: «Sì... ebbene, per un disguido tecnico, non era pronta...». Santità: «Vuole dire che stasera dovrò mangiare alla polacca? Brodo di rape e involtini di rape con purea di rape e macedonia di rape con zabaione di rape e Amaro Raperino?». Monsignore: «Ahimé, sì». Santità: «Portami carta e foglio! (inizia a scrivere). Allora: Emilia, terra sazia, edonista e disperata, ripiena, pardon, piena di peccato e mortadell... pardon, di peccato e mortifera angoscia...». |