Stefano Benni presenta... Intervista al LUPO

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 Terza parte   (per leggere la seconda parte, clicca qui...) 

Nei romanzi e nei racconti precedenti a Saltatempo il surreale la faceva da padrone ed era l’ironia, quasi velenosa in alcuni punti, a riportare la storia alla realtà con riferimenti a personaggi reali e a situazioni vere (un esempio è la descrizione dell’Usitalia di Spiriti). Con Saltatempo c’è stata un’inversione di tendenza, la realtà è la storia mentre l’ironia e la fantasia regalano quel tocco di surrealismo che prima era protagonista... volevo chiederti il perché di questo cambiamento, cosa è successo nel tuo modo di scrivere e di raccontare? (Knightblack)
La mia scrittura sa suonare qualche strumento in più, e sceglie quale suonare. Non ha perso nulla, non ha rinunciato a nulla. E’ una trasformazione che mi piace.

Volevo chiederti: in quanto scrittore e uomo, tu hai trovato le risposte alle tue domande? Sei riuscito a eliminare i dubbi? Intendo non ai domandoni universali, ai tuoi dubbi personali. (Emma)
I dubbi non sono solo pensieri che ti inchiodano, ma anche che ti spronano, ti sfidano, ti fanno imparare. La scrittura è un viaggio tra i dubbi, e soprattutto riguarda un dubbio fondamentale: se la vita dei libri sia come, o quasi come, o meglio della vita vera.
Diciamo (con qualche dubbio) che le due vite hanno qualcosa da insegnare una all’altra.

I tuoi libri sono stati tradotti? Se no, li faresti tradurre, premesso che sarebbero un incubo per il traduttore (ma anche Pennac, ed è stato tradotto bene!)? (Lorenza)
I miei libri sono tradotti in una ventina di paesi. I miei traduttori, un po’ alla volta, sono diventati quasi tutti miei amici, spesso lavoriamo insieme. Ovviamente, devono essere traduttori un po’ pazzi, artisti, e farsi un culo così. Con l’eccezione del settore traduttori inglesi e americani, dove ho incontrato finora dei gran presuntuosi e dei superficiali, sono stato molto fortunato. Qualche nome: Marguerite Puzzoli, la traduttrice francese, Heinrich Schmidt-Henkel, il tedesco, Thomas Harder il danese, Tadahiko Wada il giapponese, Tota Convertino, greca, Laura Lahdensuu, Alice Flemrova, Silvia Gaspar Porras. Soprattutto donne, come vedi. Onore a loro e a tutti gli altri!

Caro Stefabo Nenni,
mi svirgolo tombarle una questione che mi cionfola nel manico da tempo: avendo un pirlofono a manovella che rimorchia le ventole a sinistra dei tartufi, non è che mi si sbietola un veve’ del 58? E inoltre: avendo fatto la guerra a colpi di cozze, è lecito fare un monumento al Mitile Ignoto?
E ancora: se mi raccontano la storia della dentiera, qual é il molare della favola?
E per finire: se vado alla banca dello Sperma possono darmi una mano a fare un versamento? E se allo sportello c’è una donna ben vestita che mi chiede di zampognarla, vuol dire che devo “riempire la distinta”?
E poi osservo: le vecchine del bus che chiedono scusi mi apre dietro, sono pericolose?
Ecco torno ad scrivere assegni. Cabriolet, come diceva Truman Capote.
(Morris Secret)
Morris il tuo stilo è infoncondibile. L’aris sposta è certochesix!

Quale canzone vorresti che venisse suonata al tuo funerale? (Shinji Ikari)
Una canzone composta nel 2045.

Dici che fai più fatica a scrivere. In che senso? Ti manca qualcosa? Sei più perfezionista e severo con te stesso? Hai perso la fantasia (AHAHAHAHAHAHAH)? Hai una tastiera come quella di Achille? Scrivi a mano? Incidi su una tavoletta d’argilla con una piccozza? Il tuo figlio biondo ti disturba? (Federico)
A volte, mentre mi metto a scrivere, mi addormen...

Dì la verità... odi le domande?!?!
Credi davvero che sia produttivo nella nostra situazione politica “imbracciar l’arme” di amletica memoria o attendere semmai che l’entropia se li porti via tutti?!?
(Roberto)
Non mi piacciono troppo le interviste giornalistiche (figuriamoci televisive), spesso frettolose e superficiali. Questa del sito è un’eccezione, perché ho tempo e calma per rispondere. Sono per l’arme.

Perché l’80% delle persone scrive ancora “qual’è” con quell’apostrofo inutile? Ossia, la grammatica ha un qualche senso, oppure possiamo fregarcene altamente? (Fabrizio)
L’agrammatica à ancora cualche senso, al meno credo.

Avevo una gran voglia di chiederti qualcosa di interessante, ma temo di essere mentalmente sterile... quindi, visto che il brillante tra noi due sei tu, potresti porti una domanda e risponderti? (anche se fa un po’ troppo Gigi Marzullo...) (Martina)
No. Sforzati e riprova.

Noto che i 100 miliardi di euro riciclati da Tremonti con condoni e scudi fiscali NON stanno facendo girare l’economia. Pensi che queste ricche e brutte persone (alla faccia di Tremonti) stiano aspettando la caduta dell’attuale maggioranza? Si può sperare in questo?
P.S. Hai immaginazione e amici autorevolissimi. Non accetto risposte del tipo: “chiedilo ad altri”.
(SuperBone)
Sto pensando a chi sono i miei amici autorevolissimi. Poi ti risponderò.

C’è qualcosa, oltre la Moratti, che ti fa paura? Non nel governo, ma nella vita cos’è che ti spaventa di più? (Ileana)
Ti ho già risposto personalmente, sintetizzo. Ho più paura per le persone care che per me.

Sono di sinistra.
Ho la faccia di destra (non so spiegare ma è così!).
A me la mia faccia piace perciò escludiamo la plastica, hai qualche consiglio?
(Andrea Cannucciari)
Vai ai buffet di destra e mangiagli tutto.

Sono un grande appassionato di De Andrè e Guccini, un cittadino e un montagnolo, il mio presente e le mie radici.
Hai mostrato la tua passione per Fabrizio De Andrè, e di Guccini che mi dici?
E Storia di un impiegato è o non è un gran bel “libro”?
(Andrea Cannucciari)
Francesco è simpatico, vitale, ha uno stile tutto suo. Lo preferisco come cantante che come scrittore, ma forse è la paura della concorrenza.
Tutti i dischi di Fabrizio sono bellissimi “libri”.

Secondo te, perché se uno afferma di non essere di destra dev’essere per forza di sinistra? (Elena)
Di questi tempi, purtroppo, in politica le squadre sono molto chiare. Puoi non essere di un partito o di un’ideologia, ma questo è un regime: o ti piace o devi combatterlo. Nel campo della cultura tutto è più complesso e vario. Ci vorrebbero ore per rispondere.

Perché, da troppi mesi ormai, non ho più il piacere di incontrarti sul mio quotidiano preferito, quello di Pintor, quello che ancora recita “quotidiano comunista”, quello che qualche volta ti fa pure incazzare ma che se vuoi leggere qualcosa di decente da chi altro vai? Perché sei sparito? (Carlo)
Perché ogni tanto smetto di scrivere, leggo, studio e gioco a calcetto. Presto tornerò.

Qual è il tuo nome nel buio? (Mimmo)
Lupo, ovviamente (e al buio ci vedo).

Hai mai scritto un capitolo, un libro intero o solo un’enciclopedia, sotto l’impulso di descrivere il tuo sentimento per una donna e poi, avendolo fatto, ritrovarti consapevole di un diverso sentimento?
Se sì, in quale scritto?
(Vilfred)
In una poesia scritta a nove anni per una compagna di scuola. La vidi mangiare un panino con la trippa alle nove di mattina (giuro), e mi disamorai.

Se la nostra società non fosse così intrisa di malessere, le tue storie sarebbero diverse?
Se non dovessi esorcizzare il degrado da cui siamo sommersi, avresti meno ispirazione?
(Alberto)
Non lo so. Probabilmente sì. Ma a nessuno scrittore piacciono interamente i suoi tempi, se no farebbe un altro mestiere.

E’ un buon scrittore quello che scrive e poi cerca di capire cosa ha scritto? (Loris)
Dipende se c’è qualcosa da capire.

Se scrivere è un’attività che non peggiora il mondo, anzi lo migliora, non hai ora paura di venire sommerso di scrittodattili che reclamano una tua attenzione o lettura? (Rolando)
Ho letto scrittodattili italiani e stranieri per anni, soprattutto quando dirigevo una piccola casa editrice. Ora, in tutta sincerità, e se qualcuno me li manda, gli dico che per la risposta può passare anche un anno.

Allora eri tu quello della palestra di Corticella, quella dello shaolin? Cosa ti ha insegnato? E ti è servito per lo scrivere? (Pino)
Sì ero io, e tu eri quello che mi dava sempre le bastonate sulla schiena, panettiere maledetto. Lo shaolin mi è servito per diventare più mite, grazie al maestro Wei Shin la cui frase preferita era: se un vero shaolin incontra un uomo davvero grosso, scappa. In quanto allo scrivere, non lo so. A te è servito per fare meglio i bignè? Secondo me, sì. Verrò a trovarti.

Uuuuh uhhuu uuuhuuuhuuuuu? (Wolfango, il tuo cugino della Maiella)
Uhuu uh uhuuu uuuuuuuuuuuuuhuuuuuuh!

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