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Parte uno — Domande del WebMaster Tre anni fa, quando abbiamo organizzato la prima “intervista telematica”, ti dicevi assai sospettoso di Internet. Ora che ti sei fatto un’idea più precisa del mezzo, che giudizio ne dai? Ancora ho le idee confuse. Da una parte, trovo che sia un veicolo straordinario di comunicazione orizzontale (anche se non quanto il sesso). Ha abbassato del 15% gli spettatori televisivi e questo è straordinariamente meritevole. Gente che non scriveva lettere da anni ora le scrive a decine, anche se le chiama e-mail. Dall’altra parte Internet è diventato un moltiplicatore di consumi, spesso in modo nevrotico. Poi mi fanno paura lo strapotere di Bill Gates, grande elettore di Bush, e l’uso spionistico dei dati. Sarà una dura battaglia rendere il più possibile libero il mondo della Rete. Una della tante battaglie che ci aspetta. Il nuovo libro. Leggetelo e ditemi voi. Come è cambiata, se è cambiata, la tua scrittura. Faccio più fatica. Il più bel libro uscito nell’ultimo anno. L’ultimo di Amos Oz, in libreria in questi giorni. Gli ultimi Tibor Fisher e Medina Reyes. Una raccolta dei testi di Tom Waits. Poi Montesano tra gli italiani, e tanti altri. Tra le riletture, Foucault, più passa il tempo e più mi sembra importante. Il ritorno di Vonnegut. E uno straordinario libro che non avevo ancora letto, scritto nel 1924, il Ballo del conte d’Orgel di Radiguet. I più grandi amici e i più grandi nemici dei libri. I grandi amici sono i lettori, i librai, i treni, le amache, le biblioteche. I più grandi nemici sono quelli come il nostro Premier Bugiardo Incapace e Fascista, che si vanta di non leggere un romanzo da venti anni. Sei libero di non leggere, ma non di rivendicarlo. Allora vuole dire che hai paura dei libri, della loro complessità e libertà. Infatti in Italia il grande nemico del libro è la televisione. Scrittore, autore di spettacoli, attore, regista, professore: cosa ti diverte di più? Scrivere libri è ancora la cosa che amo di più. Anche certe letture in teatro, come ad esempio Lolita, mi piacciono molto, ci metto molta passione. Sono lì a far amare un libro che non è il mio, anzi è molto meglio dei miei: dura prova per la vanità di un artista. Una persona che avresti voluto conoscere. L’inventore del fuoco. Avevi pronosticato che Berlusconi 2, la vendetta, non sarebbe durato molto più di Berlusconi 1, ma stavolta purtroppo la profezia non si è avverata. Perché? E il berlusconismo sopravviverà a Berlusconi? Berlusconi è un morto fardato che cammina, ha già fallito, è stato incapace di capire la complessità del paese, governa per un pugno di ricchi, ha tradito ogni promessa e dovere, ha mentito decine di volte, esiste solo quando dice cazzate, perciò le dice in continuazione. Non è più maggioranza nel paese, e lo sa. Ma lo tengono in piedi la mafia dei rapporti economici, nonché la debolezza e la vocazione al compromesso della sinistra istituzionale. In qualsiasi altro paese si sarebbe già dimesso, o costretto a dimettersi. Nessuno ha davvero il coraggio di cacciarlo via. Questo non lo potevo prevedere. Poiché è in crisi, sta cercando di portare il nostro paese, come atto finale, verso una morbida, velenosa guerra civile. Finirà male, malissimo, e dovrà pagare tutto. Non con spari e sangue, questi metodi li lasciamo a lui e al suo padrone Bush. Finirà con la vergogna, e l’evidenza della sua miseria. Vedremo grandi rivolgimenti di giacche, trasformismi e abiure. Cosa ci sarà dopo? Qualcos’altro. Non so però se sarà democrazia, centro-sin-destra, Casini-dalemismo, guerre insane o la sauna finale del mondo. Anzi lo so, ma non lo dico. Stanno facendo di tutto per rendere invivibile il mondo: riusciremo a fermarli? A che condizioni? Ognuno di noi non abbia paura, continui a sperare, stia attento agli altri, pensi con la sua testa, faccia qualche rinuncia, qualche sacrificio, sia sexy e troverà ogni giorno qualcosa di prezioso da fare, imparare, insegnare. Il mondo è vecchio e tosto, si difenderà anche da solo. Kimala è con noi. Parte uno — Domande dei sitisti Perché non sei contento della pubblicità che la Feltrinelli fa al tuo libro? (Eli) Non di tutta, solo di quella del “libro-fazzolettino”. Il totem nelle librerie ad esempio mi piace. Ma è un discorso lungo. In che modo l’avventura diventa salvifica nella vita? (Eli) L’avventura è il contrario del prevedere tutto, è vivere le cose senza pensare a guadagno e perdita, è preferire lo stupore alla certezza, è medicina contro il razzismo, è dubbio fertile, è cercare gioia anche al di fuori di un supermercato. Non sto parlando solo dell’Amazzonia, anche del vostro quartiere, o di un amore o di un libro. Qual’è il rapporto tra avventura, istinto, fiducia in sé stessi e immaginazione? (Eli) Contraddittorio, complicato, perverso, confuso, disordinato. Bello, no? Quanto credi di essere andato controcorrente nella vita e nella scrittura? E perché lo hai fatto? (Eli) Non sono andato controcorrente per pura testardaggine o ideologia, ma per necessità. Ho cercato di essere libero come uomo e unico come artista. A volte ci sono riuscito a volte no. L’ho fatto perché ho avuto degli esempi, dai libri, dalle donne, dagli amici. Credi nella capacità di riscatto dei “falliti” nella vita? (Eli) Chi soffre non è fallito. Se sa imparare, se riesce a non separarsi dagli altri, alla fine non sarà uno sconfitto. Fallisce solo chi annega nell’indifferenza, anche se è miliardario o Vip o generale vincitore. Questa escursione nella fanta-mitologia è casuale o la ritieni l’inizio di un nuovo filone (non quello di Ariannone, si intende!)? In buona sostanza, ti ritieni il De Crescenzo dei poveri, hai ambizioni di divulgatore mitologico-letterario, o...? (Pannolino De Linis) Fanta-mitologia? Si vede che non hai letto il libro, saresti un ottimo critico o un ottimo premier. Quando scrivi hai in mente un certo tipo di lettore? (Lucio) Ormai i miei lettori li ho visti e conosciuti, in tanti anni. Credo di avere degli ottimi, variegati, pazzi, inetichettabili (e numerosi) lettori. Ma quando inizio un libro agiscono forze misteriose e passionali, e in quel momento i lettori, per un istante, scompaiono. Cosa pensi della violenza e dell’autodifesa, se c’è un limite tra le due cose... e se non mi rispondi ti spacco il culo! (Marco Salidu) Un partigiano del mio paese mi disse: il giorno che abbiamo preso le armi, è stato un brutto giorno. Il problema della violenza, come quello della guerra, non può essere costretto in una formula, in protocollo, in un giudizio estendibile. Ogni volta si pone in modo diverso, e ogni volta diverse sono le responsabilità e gli esiti. Ogni volta è necessario ricominciare a discutere dolorosamente. Personalmente, non ho mai compiuto un vero atto di violenza, ma non escludo che potrei usare un’arma per salvare la democrazia, o per difendere una persona a cui voglio bene. Ma ripeto, ogni volta è diverso, ogni volta ricomincia un attento, difficile giudizio, ogni volta potrebbe essere “un brutto giorno”. “Se non mi rispondi ti spacco il culo” è una frase diversa ad esempio, se la dice Marco Salidu o se la dice Bush. Almeno spero. A chi si avvicina di più il Lupo in questo libro? Ulisse, Achille, Penelope (lo escluderei), Agamennone, i Proci o Ettore il barista del Roxy Bar? (Massimo “Moira”) Tutti insieme. Ti piacerebbe poter dire tutto e il contrario di tutto a tutti ed essere tuttavia credibile o quantomeno creduto? (Fabio Monari) Perché, esiste qualcuno così? Ma dai! Hai mai cambiato davvero idea su qualcosa? (Joe Falchetto) No, mai. Anzi, sì. Aspetta, adesso che ci penso bene, no, mai. Per quanto una volta sì... Ma tutto sommato direi di no. Anzi sì, certamente sì. Ma cosa dico, no. Però sì, in fondo... Per leggere la seconda parte dell’intervista, clicca qui... |