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Caro Enrico, sono il tuo Andreotti. Ti scrivo, come al solito, per parlarti di una cosa che mi sta molto a cuore: lo slittamento delle elezioni. So che ci sono state molte critiche alla proposta. Caro Enrico, non capisco perché. Si va così bene adesso, c’è tanto accordo, perché dobbimo metterci a sottolineare son più grosso io, no son più forte io, ma guarda che io ho la maggioranza a Napoli, sì ma io c’ho De Carolis con 200.000 preferenze, e così via. Mi sembra una cosa tanto poco fine. Abbiamo abolito i voti per gli studenti, e poi vogliamo darli ai partiti? Penso che anche tu converrai che è meglio slittare. Ti faccio due proposte: la prima è che invece delle elezioni, con tutti quei simboli, quelle crocette e quei conteggi complicati, si faccia, come nelle scuole, un bel referendum con dei giudizi. Diamo una scheda con nomi e l’elettore scrive, che so: «Lattanzio: soggetto sveglio e versatile, si applica in qualsiasi materia e ministero.» Oppure: «Moro: calmo e ponderato, si esprime con proprietà.» «Fanfani: soggetto vispo particolarmente portato per il disegno autoritario.» E così via. Dopo, naturalmente, tutti restano al loro posto. La seconda proposta è invece la seguente: rinvio di tutte le elezioni fino al 1985: al loro posto, tutti i mesi, un sondaggio nuovo sull’“Espresso”, su “Panorama” e su altre testate. Ad esempio: «Chi vincerebbe se si votasse di notte?» Oppure: «E se votassero solo i diabetici?» Oppure: «Fareste sposare vostra figlia a Pannella?» Oppure: «Hit-parade: i ministri più venduti della settimana» e così via. Dopo uno potrà dire: «Ha visto che maggioranza all’ultimo sondaggio Doxa?» E l’altro: «Complimenti! anche noi siamo andati forte con la Demoskopea» e i repubblicani: «Noi però, nel sondaggio tra gli avvocati di Brisighella, abbiamo avuto il 44,7%.» Si potrebbe essere tutti soddisfatti. Inoltre, invece di stare a spostare tutte le volte i sindaci, i deputati e i sottosegretari, che è un bell’intrigo, ci sarebbe l’opportunità che uno possa essere sicuro di restare al suo posto, che ci si affezioni, e che soprattutto, si impratichisca. Come fanno i poveretti come Balbo a lavorare bene se, al primo errore, gli portano via il lavoro sotto il naso? Bisogna lasciarli lì a fare un po’ di esperienza. Quello di cui abbiamo bisogno noi democristiani è di un minimo di sicurezza: lasciateci mica molto, diciamo due anni di fila al potere, e vedrete che miglioramento. Naturalmente questo rinvio delle elezioni si porterà dietro qualche altro piccolo slittamento. C’è bisogno di equilibrio, come tu sai. Quindi slitterà il processo di Catanzaro (anzi, dimentichiamo tutto), slitteranno l’inchiesta Lockheed, le inchieste sui fondi neri Montedison e petrolieri, il caso Torri, le indagini sulla mafia e sull’Egam. La ricostruzione del Friuli slitterà un po’ anche lei, tanto tra un po’ è Natale e bisogna pure che facciamo celebrare una messa televisiva da qualche parte. Slitteranno le inchieste per gli assassini di Lo Russo, e l’istruttoria Catalanotti passerà a Velia che passerà a Di Matteo che passerà a Gentile che tirerà alto sulla traversa. Cosa sono in fondo sette mesi di galera senza processo quando si è giovani e si ha tutta la vita davanti? A proposito di giovani, il milione e mezzo di disoccupati dovrà aspettare ancora un po’ di tempo. Le possibilità di lavoro slittano. Ci sarebbero quindicimila posti, nei musei, ma vorrei metterci i liberali. Slitteranno anche la legge sull’aborto, i referendum, il sindacato di polizia, gli argini del Po, il problema del meridione, della casa, dell’ambiente, la chiusura dei covi neri, l’inchiesta sul Sid e altre quisquilie. Tu dirai: ma qua slitta tutto, è l’Italia o l’Antartide? Niente paura. Ci sono cose da fare subito, che non slittano. A tempo-bomba, giovedì scorso l’Enel ha già aperto le gare di appalto per i lavori di sterro alla centrale di Montalto: ci sono subito duemila miliardi per l’Egam, seimila licenziamenti per la Montefibre; subito fuori Tramontani, subito dentro otto compagni di Walter Rossi. Inoltre, te lo giuro, entro la fine del mese la magistratura chiuderà il caso Montesi. Caro Enrico, è tutto. So che tu non sei egoista, né aegoista, né antiegoista, e che mi ascolterai. So che tu per rispondere alle lettere ci metti più di un anno, quindi tra ritardo delle poste e ritardo tuo, per due anni sono a posto. Intanto andiamo avanti, non preoccuparti per noi: per governare ci bastano un po’ di carabinieri e di statistiche.
Caro Enrico, ti benedico e ti do un abbraccio forte forte forte, da lasciarti soffocato.
Giulio Andreotti
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