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Il tempo è del padrone
Ma i minuti sono miei
(scritta sul muro di una fabbrica a Milano)
Otto anni, otto anni esatti da quando il 17 dicembre 1968 il «Corriere della sera» pubblicava, a pagina 8, questa descrizione della morte di Pino Pinelli.
«Ore 24: questura: da ore e ore gli uomini della politica stanno sottoponendo ad interrogatorio il frenatore delle ferrovie Giuseppe Pinelli, 41 anni, anarchico del gruppo Ponte della Ghisolfa, noto organizzatore del movimento, sposato con due figlie. Ad un certo momento un dirigente gli contesta: ‘ Abbiamo preso stamane il Valpreda: ecco il blocchetto degli indirizzi, ci siete tutti, Valpreda ha parlato, è inutile che continui a negare ’. Pinelli sbianca in volto ed esclama: ‘ E’ la fine, è la fine del movimento anarchico ’. C’è una finestra socchiusa, Pinelli non ha esitazioni, forse per un attimo gli torna alla mente una frase: ‘ Noi non domandiamo alcuna pietà, noi diamo la morte, sappiamo subirla ’. Il ferroviere anarchico si getta nel vuoto. Un brigadiere cerca di afferrarlo ma non ci riesce. L’anarchico si schianta nel cortile della questura. Muore due ore dopo in ospedale senza poter parlare».
Erano altri tempi. Allora al «Corriere» c’era un certo Di Bella, che ora non c’è più. Credo faccia l’arbitro. Certe cose però succedono ancora adesso in tutta Europa. Nella vita di ogni ferroviere anarchico c’è sempre una finestra socchiusa e tentatrice, una pistola nascosta, una improvvisa depressione. Cose che non esistono, ad esempio nella vita di un generale golpista o di un grande truffatore. Le finestre ai loro interrogatori sono sempre chiuse. I generali si lanciano in un impeto di annullamento, ma si schiantano contro le persiane con grande fragore di medaglie.
Nelle loro celle, malgrado essi cerchino affannosamente, non ci sono armi. Affannati suonano il campanello. «Secondino, per dio, una pistola, un cacciavite, qualcosa, insomma, di colpo mi sento depresso e vorrei suicidarmi.»
«Mi dispiace, generale, ma gli ordini sono precisi. Niente armi ai depressi. Se vuole le posso portare una televisione.»
Cosa volete farci; mentre gli anarchici sono portati alla depressione, i generali sono portati all’ulcera. I secondini del Celio, preoccupati, si dicono: «Oggi il generale è molto depresso. Ho paura che tenti di nuovo di fare un gesto inconsulto come mangiare un fritto misto.»
Otto anni fa! il tempo, il tempo.
Nove mesi. Da nove mesi sono in galera i compagni per i fatti di marzo. A Bologna il processo sembra ora rimandato fino a primavera.
Nove mesi che i genitori dei compagni si battono e ricevono assicurazioni, e garanzie che la giustizia farà rapidamente il suo dovere. Però, chissà se i giudici troveranno il tempo.
Sette mesi che in una fabbrica di Bologna, la Barbieri e Burzi, centottanta lavoratori sono senza stipendio. I due soci padroni, Montefiore e Ceccoli, non andavano più d’accordo, uno faceva e l’altro disfaceva, finché da un giorno all’altro, ecco nove miliardi di deficit, mangiati anche i soldi della previdenza e dei contributi sindacali, ragazzi si chiude, niente stipendio, chi vuole può andare in pensione, naturalmente senza liquidazione, grazie per i venticinque anni di affezionata presenza, del resto, è colpa vostra che non capite che licenziarvi è per il vostro bene. Da sette mesi centottanta operai occupano, tengono duro e tirano avanti con la solidarietà di qualche negoziante e le collette improvvisate. Per Natale, in cassa, hanno da dividersi 3800 lire a testa. (Montefiore e Ceccoli, poveretti, appena qualcosa di più). E’ stata aperta in questi giorni una sottoscrizione per aiutarli. Il sindaco ha chiesto un incontro col ministro del lavoro. Ma chissà se la Tina avrà tempo. Sette mesi, duecentodieci giorni. Forse il 20 dicembre ci sarà l’istanza di fallimento. Il tempo, il tempo!
Tra dieci giorni è Natale. Non si farà probabilmente in tempo a chiudere il processo di Catanzaro, né l’istruttoria Catalanotti, né il problema più grave di Bologna, il doppio B (anche perché per qualcuno è la Barbieri e Burzi, per altri il Bologna in serie B) verrà comunque osservato un minuto di commosso spirito natalizio, durante il cenone, per tutti i fuori tempo massimo e sfortunati in genere. La Tv trasmetterà Natale nella fabbrica occupata e Natale nelle baracche del Friuli. C’era già anche l’anno scorso?
Il tempo, il tempo!
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