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Scena: l’aeroporto di Fiumicino. E’ in corso uno sciopero di Aquila Selvaggia. I piloti scherzano democraticamente con le hostess al bar dei piloti bevendo un cocktail per piloti chiamato Nuvole di Singapore. Due parti di gin, due parti di vodka e poi non parti più perché il pilota è sbronzo. I passeggeri, intanto, stanno seduti ai piedi di una catasta di valigie, sulla cima della quale due bambini giocano a saltapagliaio. L’altoparlante annuncia:
«Il volo Alitalia Z 404 per Alghero partirà con sei ore di ritardo in quanto il comandante ha visto tra i bagagli un cartoccio di formaggi sardi di cui non tollera l’odore».
Tra le hostess e gli stewards corre un brivido. Da una macchina nera, arrivata sul piazzale, scende lui. Alto, elegante, nella sua divisa azzurra, con un grande casco di piume d’aquila. Al collo ha una sveglia subacquea fosforescente comprata a Tokio, e nella mano sinistra un duomo di conchiglie comprato a Hong-Kong. Benedice la folla. Uno steward corre a inchinarsi davanti a lui:
«Aquila selvaggia, o padrone delle nuvole, o signore degli atterraggi, o terrore dei vuoti d’aria, che l’anticiclone sia con te, e che nessun passeggero ti vomiti sulla moquette, o re dei re. Hai fatto buon viaggio?».
Il comandante sorride dietro l’abbronzatura presa a Copacabana, e si accende un sigaro comprato a Rio de Janeiro con l’accendino fregato in una cabina di Ostia lido.
«Non è andata male. Solo, a un certo punto volavamo rovesciati perché non trovavo più i cerini in tasca; un passeggero si è lamentato e lo abbiamo dovuto buttar giù. Augh».
Un coro di presenti (ammirato): «Dal medioevo molte lune sono passate, ma il comandante non le ha notate».
Aquila selvaggia sorride e dice: «Tre sono le cose che fanno bella la vita. I quadri del ’600. Lo champagne del 1957 e il codice di navigazione del 1942. Augh».
I presenti applaudono.
Il gran capo Aquila selvaggia ride mostrando il dente d’oro comprato a Johannesburg. Si aggiusta la cravatta comprata da Grant a Londra e fa un ruttino per la cipolla mangiata alla Tour d’Aarent a Parigi.
«Ispezione passeggeri!» comanda. I passeggeri si schierano sull’attenti. «Tu — urla il comandante — via! Hai il colletto della camicia sporco. Tu e tu via. Siete troppo grassi. Via anche tu, con quelle lentiggini. Voi tre! Con quei capelli lunghi non salite. E tu? Cosa fai, protesti? Allora ci vai a nuoto, a Londra. E tu, come ti chiami? Fuori la voce, perdio!».
Passeggero (timido): «Scandellari Loris». Aquila selvaggia (tuonando): «Loris! Loris! Quante volte ho detto che non voglio dei Loris sul mio aereo. Non tollero certi nomi da contadino! L’altra volta mi hanno fatto viaggiare con un Carmelo Schilirò, e quasi sbagliavo l’atterraggio, dal gran che ero turbato. Via! Via! E lei, signorina, come si chiama?».
«Selvaggia Portellessi Scorza Hellbrunn De Materada».
«Charmant! Che classe! Venga con me, possiamo bere un drink al bar e poi può venire a casa mia a vedere le mie farfalle del Borneo o i miei francobolli della Guinea o i miei barboncini dello Zambia».
«Ma che barboncini d’Egitto. Si parte o no?»
Tutti i presenti: «Insubordinazione! Tradimento! La passeggera rifiuta di obbedire a un ordine del gran capo! Non riconosce il suo potere».
Aquila selvaggia (sconvolto, su una poltrona): «per lavare quest’onta, ci vorranno almeno centomila lire in più al mese».
Altoparlante: «L’Anpac (Associazione non piace al comandante) comunica che tutti i voli sono sospesi perché un passeggero del volo per Londra ha chiamato il comandante dell’aereo “Bombolo” e gli ha rubato metà della merenda. I bagagli possono essere ritirati all’uscita otto, dietro pagamento di un riscatto. Buon viaggio. Augh».
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