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Portofino. L’avvocato Giovanni Agnelli, presidente della Fiat, è stato ucciso per un tragico equivoco da una pattuglia di carabinieri che lo aveva fermato per un normale controllo. Il fatto è avvenuto ieri verso le 17 sulla strada panoramica che porta a Portofino.
Due carabinieri, gli appuntati Giuseppe Scivolo e Antonio Inciampai, di servizio su una pantera a metano, avevano l’ordine di controllare le macchine e le persone sospette. I carabinieri hanno cominciato a fermare le Mercedes a bordo delle quali si trovassero persone brizzolate e con cravatta. Verso le 17,30 è giunto l’avvocato Agnelli sulla sua Mercedes blu notte, con televisione, radiotelefono e terrazza sul mare. I carabinieri lo hanno fermato e fatto scendere bruscamente, puntandogli contro i mitra. L’avvocato ha subito portato la mano all’interno della giacca per estrarre la tessera del Rotary. I due carabinieri, credendo che Agnelli stesse per estrarre un revolver, gli hanno sparato duecentoquindici colpi di mitra nella pancia a scopo intimidatorio. L’avvocato, notevolmente intimidito, ha dato prova dell’abituale fair-play dicendo, prima di stramazzare morto: «In fondo fate il vostro dovere». I due carabinieri hanno chiesto scusa in inglese. E’ il trentaduesimo industriale ucciso dalle forze dell’ordine quest’anno.
Roma. Il giudice Bruno Pavaranotti, che conduce l’inchiesta sui fatti del giorno, ha rivelato che, a suo parere, esistono le prove di un vasto discorso che collega tra loro gli esponenti della Democrazia cristiana e alcuni capitalisti e fascisti. Il «complotto» sarebbe provato da alcune lettere di raccomandazione e ricevute di assegni di onorevoli democristiani.
Secondo Pavaranotti, esistono legami tra la DC, la mafia, le banche, gli enti pubblici e i servizi segreti. Secondo il giudice, Andreotti e Miceli si conoscono (la prova sarebbe in una fotografia scattata in un locale notturno), e a sua volta Miceli avrebbe avuto contatti con uno che va nello stesso bar di Maletti, il quale avrebbe spesso parlato al telefono con la moglie del sarto di Fanfani.
Gli interessati hanno smentito tutto «E’ ridicolo parlare di complotto» ha detto Fanfani «conosco Andreotti e Miceli di nome, e li ho qualche volta salutati al bar di Montecitorio. Tutto qui, il giudice cerchi altrove le cause del malessere italiano».
Estate, tempo di mostri. In Marsica un contadino ha detto di aver visto un enorme serpente giallo e nero mangiargli il cane in un boccone. Sull’appennino parmense si sta dando la caccia a un grosso puma che ha sbranato quattro vitelli. Al largo della Nuova Zelanda una nave giapponese ha trovato i resti di un plesiosauro, animale antidiluviano di quattro tonnellate.
A Bologna alcuni cittadini hanno denunciato alla questura di aver visto un gigantesco studente, alto tre metri e ottanta, con baffi e barba che portava sottobraccio un «Lotta continua» grande come un lenzuolo matrimoniale. Lo studentone è entrato in un bar del centro, ha spazzato il bancone con una zampata, ha urlato sloganoni gutturali e infine ha lanciato contro il comune una molotov ricavata da una damigiana d’olio. Squadre di volontari battono ora la città palmo per palmo.
Si presume che lo studentone (per alcuni un autonomo cresciuto a dismisura per aver mangiato troppi prosciutti del Cantoncino, per altri un esemplare di Potop, sopravvissuto alla glaciazione del ’68, per altri un pupazzo meccanico telecomandato dalla Cecoslovacchia) si sia rifugiato in un appartamento per studenti. Data la numerosità e la sterminata vastità dei locali, sarà difficile trovarlo.
Al momento di andare in macchina, si apprende che il mistero del plesiosauro giapponese è stato svelato. Nel vedere la fotografia sul giornale il senatore Medici ha urlato «ma questo è Wolf» e ha riconosciuto nell’animale il fedele compagno di giochi della sua infanzia. Per dimostrarlo, ha presentato all’ambasciata orientale una foto che lo ritrae, a tre anni, a cavallo dell’animale. I resti del plesiosauro, imbarcati su un aereo, giungeranno domattina a Roma ove verranno tumulati nel cortile della Montedison.
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