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ANDREOTTI (entrando). Buongiorno al mio formidabile staff
di tecnici.
LO STAFF. Buongiorno dottore...
ANDREOTTI. Allora. Ci siamo tutti? Morlino, Stammati,
Pandolfi, Donat-Cattin, Piccoli, Gava... Cossiga. Dov’è Cossiga?
PICCOLI. È quella biondona, là, seduta sulla poltrona
rossa.
ANDREOTTI. Ah, caro ministro. Sempre i suoi trucchetti!
Dunque. Che cosa c’è da discutere oggi?
MORLINO. La relaziqne Baffi.
ANDREOTTI. Bene. Chi l’ha sentita?
PICCOLI. Io no. Ero a un incontro con la commissione che
prepara l’incontro di giovedì con i repubblicani.
DONAT-CATTIN. Io ero a un incontro con i comunisti per
decidere se creare una commissione per stabilire un incontro
da cui uscirà un incontro tra noi e i socialisti per stabilire
una serie di contatti informali per avviare un incontro comune.
MORLINO E STAMMATI. Noi avevamo appuntamento davanti alla Banca d’Italia ma non ci siamo incontrati.
GAVA. Io ero a un incontro con i miei tesserati democristiani.
ANDREOTTI. Eravate in molti?
GAVA. No. In tre. Io, la medium e il tavolino a tre gambe.
ANDREOTTI. E tu, bella bionda, dove eri?
COSSIGA. Io ero a un incontro di boxe.
ANDREOTTI. Ma insomma, possibile che nessuno abbia
sentito niente di questa relazione?
PANDOLFI. Io ero lì per caso... Ho sentito che Baffi parlava
della difesa dei tassi.
ANDREOTTI. È giusto. Bisogna proteggere la nostra fauna,
che è patrimonio comune. Bravo. Sono fiero di averlo preso
nel mio staff. E poi cosa ha detto?
STAMMATI. Ha detto che bisogna sfruttare di più le macchine.
DONAT-CATTIN. A eccezione delle Fiat.
STAMMATI. Questo non l’ho sentito.
DONAT-CATTIN. Te lo dico io.
PANDOLFI. Ha detto anche che si potrebbero costituire
consorzi per la temporanea sottoscrizione di capitale di rischio, con norme che garantiscano un eventuale conguaglio
di minusvalenze. (Momento di imbarazzato silenzio.)
ANDREOTTI. Ma no...
GAVA. Questa delle minusvalenze è una cosa che a me aveva fatto sempre pensare.
ANDREOTTI. E i commenti degli altri partiti?
PANDOLFI. Barca è d’accordo, Lombardi è d’accordo, La
Malfa è d’accordo. Pajetta non è d’accordo, ma siamo d’accordo che ci accorderemo.
ANDREOTTI. Benissimo. L’accordo è completo. Allora si
dia inizio a una serie di incontri. Eccovi il calendario. Giovedì: Morlino-Manca, Stammati-La Malfa, Panatta-Zanone.
Venerdi: quarti di finale: vincitore di Chiaromonte-Bartolomei contro Pandolfi. A seguire, Zaccagnini-Amendola, Romita-Galloni, Nastase-Cossiga. Sabato: il Partito liberale contro il Verona. Si gioca, si intende, su campo da sette. Domenica, semifinali del singolare maschile, e finale del doppio:
Gioia-Gava contro il Marsigliese e Totò lo Sfregiato, e La
Malfa-Bucalossi contro Donat-Cattin.
LO STAFF (gridando di gioia). Urrah! Urrah!
COSSIGA (sparando in rapida successione 40 lacrimogeni).
Sono vietate tutte le manifestazioni, comprese quelle di
giubilo.
FANFANI (entrando). Perché piangete tutti? Su, allegria,
allegria. Autonomia, autonomia (tutti si rasserenano). Vi porto una notizia molto grave. Il cardinale Lefebvre è a Roma.
È stato invitato a cena dalla marchesa Pallavicini. La nobiltà
romana è spaccata in due. Io sono stato invitato, e non so se
andarci o meno.
ANDREOTTI. Ma tu non sei nobile.
FANFANI. Io sono nato in una Villa Patrizia. Era una casa
di cura di Arezzo. E poi, sono discendente del ramo più piccolo dei Piccolomini. Mio nonno si chiamava Cortone Piccolomini d’Arezzo.
LO STAFF. Veniamo anche noi. Siamo graditi?
ANDREOTTI. Certo! In fondo siamo noi che teniamo in piedi loro, come loro tengono in piedi noi. Si vada a palazzo
Pallavicini-Rospigliosi.
FANFANI. Tutti a casa a mettersi il vestito buono.
COSSIGA. Io vengo in lungo.
(Allegramente, lasciano Montecitorio.)
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