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«Il Mondo» ha intervistato anche Cossiga. Cordiale, ma
fermo, il ministro degli interni ha risposto alle domande
giocando con i suoi soldatini preferiti e fumando un lungo lacrimogeno cubano.
A lui abbiamo chiesto un parere sui disordini di Bologna.
COSSIGA. È stata una grande vittoria militare. Bologna è
stata espugnata. Ho sgominato Autonomia, ho fatto fare
l’autoblindocritica al Pci e ho ristabilito l’autorità.
Non poteva andare automeglio di così. &Rgrave; stato tutto automatico e
autogestito.
D. E l’uccisione di Lorusso?
COSSIGA. Lasci stare. Chi se ne ricorda più?
Legga i giornali. Lorusso ormai è superato dai fatti.
D. Onorevole Cossiga, però...
COSSIGA. Non faccia il provocatore. Lorusso è acqua
passata. Parliamo invece del movimento degli studenti. Diecimila teppisti armati, con magliette raffiguranti James Dean
e Mimmo Pinto, masticando gomma americana, armati di
righelli, limoni, biro, pompelmi, sillabari velenosi.
D. Onorevole, lei non crede che gli incidenti siano stati
ingigantiti per creare uno stato di guerra?
COSSIGA. Giovanotto, non mi faccia ridere. Le università
sono covi. Le medie sono covi. Le elementari sono covi. Sotto
ogni grembiule nero c’è un mitra, sotto ogni grembiulino
bianco una Faccio. Nelle cartelle covano merende incendiarie ma a Bologna abbiamo dato una bella dimostrazione. Era
veramente una città diversa. All’una e un quarto, ho fatto
suonare il rarncio nei ristoranti.
D. Allora, onorevole, avete catturato dei pericolosi provocatori...
COSSIGA. Abbiamo catturato una ragazzina di 14 anni
dentro radio Lara. È molto importante prenderli da piccoli.
Nella stessa radio abbiamo catturato tre elettricisti e un
operaio sovversivo che stavano riparando una macchina da
scrivere.
D. Non ci sembrano individui particolarmente pericolosi...
COSSIGA. Abbiamo anche catturato, mentre manifestavano
dentro a un autobus, sette ragazzi armati di limoni. Abbiamo fatto irruzione in un covo sequestrando dieci litri di
spremuta d’arancio pronta alla guerriglia, numerose molotov all’albicocca,
più due pompelmi 7,65 e un cocomero
che è stato fatto brillare dagli artificieri.
D. Avete catturato individui armati...
COSSIGA. Abbiamo catturato consiglieri di quartiere,
praticanti procuratori, studenti apolitici, iscritti a un gruppo
rivoluzionario che si chiama Pci. Abbiamo catturato un diciassettenne armato di arma da lancio.
D. Cioè.
COSSIGA. Un registratore. Stava registrando gli scontri,
diceva. Ma noi sappiamo che è una nuova tattica di guerriglia.
A Milano gli ultrà lanciano anche stereo. A Roma ho
visto volare dei tostapane.
D. E l’armeria? Perché era lasciata incustodita?
COSSIGA. I miei mille uomini erano tutti a guardia di una
salumeria. I guerriglieri li hanno ingannati spacciandosi per
cacciatori. Hanno mostrato come lasciapassare un fagiano.
Gli agenti sono rimasti interdetti.
D. Ma hanno portato via cento fucili, è suonato l’allarme,
e nessuno è intervenuto.
COSSIGA. Stavamo ascoltando una radio momentaneamente libera.
D. Onorevole Cossiga, perché si sparavano lacrimogeni
anche quando non c’erano dimostranti, ma solo cittadini che
passavano?
COSSIGA. I lacrimogeni erano contro i piccioni. I piccioni
bolognesi si sono rivelati pericolosissimi. Stiamo chiarendo
un complotto che li lega alle anatre della Maremma.
Attaccavano i miei uomini con bombe organiche, uova e becchettate.
Abbiamo chiuso tutti i loro covi. Abbiamo sequestrato
2000 pannocchie di granoturco e 300 libri di Gramsci. La
gente non lo sapeva, ma i provocatori volavano sopra le loro
teste.
D. È vero che la Dc locale ha chiesto l’intervento dell’esercito?
COSSIGA. La Dc ha chiesto l’intervento dell’esercito nel
quadro di un suo progetto di riforma universitaria.
D. Onorevole, perché sono stati mandati a Bologna 600
allievi di Ps, assolutamente non preparati al clima di quei
giorni, col rischio che perdessero la testa?
COSSIGA. Erano in gita scolastica. Dovevano andare al
lago di Como, poi, si è pensato, facciamo un salto a Bologna,
così facciamo lezione all’aperto.
D. Onorevole Cossiga, molti cittadini hanno riferito di un
atteggiamento arrogante del secondo Celere.
COSSIGA. I ragazzi erano emozionati. Sa, città nuova, gente nuova.
D. Cosa pensa delle radio libere?
COSSIGA. Preferisco quelle in galera.
D. Onorevole, secondo lei dietro ai fatti di Bologna non
c’è un disegno ben preciso? Lei crede davvero che la provocazione
non sia stata imposta agli studenti da molto più in
alto?
COSSIGA. Dai piccioni, intende dire? Naturalmente...
D. No, dai corpi separati, dalle centrali che hanno agganci
ben precisi in settori dello stato.
COSSIGA. Per carità. L’uccisione di Lorusso è stata una
coincidenza. Comunque, non escludo che ci sia di mezzo lo
zampino dei servizi segreti albanesi, che, secondo me, si
rifaranno vivi presto nel sud.
D. E cosa vogliono i servizi segreti albanesi?
COSSIGA. Bloccare la riforma della polizia. Spostare a
destra l’opinione pubblica. Dividere la sinistra in buoni e
cattivi, e cercare dei capoclasse. Poi far stare sempre più
buoni i buoni e far fuori tutti i cattivi.
D. E i comunisti come sono?
COSSIGA. Buonissimi. Angelici.
Però i servizi segreti albanesi non disperano, un giorno, di poterli mettere nei cattivi.
E adesso per favore mi lasci. Devo dare una notizia importantissima a Moro per telefono. Pronto? Aldo. Mi senti?
Pronto? Sono Cossiga. Dunque, io dico: effe otto.
(Dall’altro capo del filo, una voce mesta.) Colpita e affondata.
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