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ANDREOTTI (entrando con una pila di carte). Buongiorno al
mio famoso staff di tecnici.
LO STAFF (mugugnando). ’ngiorno.
ANDREOTTI. Be’? Cosa c’è? Cosa sono queste facce? Dov’è la grinta che giustamente ci ha resi famosi? Perché non
siete in tuta da ginnastica come piace a me?
BAFFI. Il morale è basso. Le dichiarazioni pessimistiche di
Donat-Cattin ci hanno buttato giù.
ANDREOTTI. Fifoni! Vi buttate giù per così poco! Donat-Cattin scherzava!
Voleva vedere se siamo concordi e affiatati come un tempo. Stammati e Colombo, smettetela che vi
fate male. Ragazzi, non avrete paura di Donat-Cattin?
(Si apre la porta. Entra Donat-Cattin. È tutto vestito di
nero, occhiali neri, viso pallido. Al suo apparire nella sala
si fa silenzio.)
DONAT-CATTIN. Buongiorno e statemi bene.
(Tutti sorridono nervosamente. Alcuni fingono di aggiustarsi il cavallo dei pantaloni, altri cercano il fazzoletto in
tasca, altri atteggiano le dita alla moda presidenziale.)
DONAT-CATTIN (con voce cavernosa). Nel 1977 avremo
600.000 disoccupati e centinaia di industrie chiuderanno i
battenti. Tu, Baffi, stai attento ai bagni di mare (Baffi si ritrae
terrorizzato), Morlino si farà male a sciare. Colombo verrà
derubato di tutti i suoi averi da una ballerina turca.
ANDREOTTI. Basta, basta! Ma cosa dici!
DONAT-CATTIN. E tu, Giulio, cascherai nella trappola dei
comunisti e finirete insieme all’opposizione.
ANDREOTTI. Carlo, adesso esageri. Dove vuoi arrivare?
DONAT-CATTIN. Voglio la sterzata a destra.
ANDREOTTI. C’è già tanta gente che la vuole, perché ti ci
metti anche tu?
DONAT-CATTIN. Non è vero. Nessuno la vuole davvero.
ANDREOTTI. Ma va’ là! E Fanfani?
DONAT-CATTIN. Si è rassegnato. Vuole uscire dalla politica
e fare il portachiavi.
ANDREOTTI. E De Carolis?
DONAT-CATTIN. L ’han portato in clinica. Ascoltava una
radio libera di sinistra, s’è arrabbiato, e ha rotto il transistor a martellate perché voleva picchiare il comunista piccolo piccolo che c’era dentro. Gli hanno fatto l’elettroencefalogramma e hanno detto che sembrava l’altimetria del
tappone dolomitico del Giro d’Italia.
ANDREOTTI. Ma va’! E il Msi?
DONAT-CATTIN. Il Msi si è spaccato in due. Metà vuole
stare con la Dc e metà preferisce continuare a lavorare su
ordinazione.
ANDREOTTI. E i socialdemocratici? E i liberali?
DONAT-CATTIN. I socialdemocratici si sono spostati a sinistra in massa e i liberali a sinistra dentro un pullman.
ANDREOTTI. Ma c’è la massoneria! I rotariani! Montanelli!
Mike Bongiomo! Zeffirelli!
DONAT-CATTIN. Non bastano.
ANDREOTTI (a bassa voce). C’è la benevola astensione dei
comunisti.
DONAT-CATTIN. Orrore Orrore! (Inizia a balzare qua e là
per la stanza, si alza in volo come un condor e si va ad appollaiare minaccioso su una scrivania.)
BAFFI. Mi dispiace. ma non posso lavorare con Donat-Cattin che ci guarda in questo modo. Mi rende nervoso.
Sciò, jellatore. (Donat-Cattin continua a fissarlo.)
ANDREOTTI. Fategli guerra con le sue armi. Fategli la controjella. Svegliate La Malfa e mandateglielo addosso. Che
si deprimano tra di loro.
BAFFI. La Malfa è in un periodo di ottimismo.
ANDREOTTI. Mandategli Moro.
GULLOTTI. Moro è defilato. È andato in vacanza a Postumia. Gli danno 6000 lire al giorno per fare la stalagmite.
ANDREOTTI. Mandategli Sua Santità con una bella enciclica sull’aborto.
COLOMBO. Sua Santità oggi deve vedersi col sindaco di
Roma.
ANDREOTTI. Ancora? Ma cosa hanno da parlarsi sempre?
COLOMBO. Non riescono a mettersi d’accordo sull’affitto.
ANDREOTTI. Insomma, fate qualcosa lo stesso! Esorcizzatelo! Sorteggiatelo! Terrorizzatelo!
Carlo (si avvicina) smettila di seminare il panico! Obbediscimi! Io sono il presidente del consiglio!
DONAT-CATTIN (improvvisamente spaventato). Tu, Giulio?
Il presidente?
ANDREOTTI. Sì! E ho in mano i destini della nazione. E
questo è il mio staff di tecnici!
DONAT-CATTIN (guardandosi intorno e impallidendo).
Questo è il tuo staff di tecnici?
ANDREOTTI (incalzando). Sì. E il partito al governo è la
Dc! E sai chi c’è alla pubblica istruzione? Malfatti!
DONAT-CATTIN (barcollando sulla scrivania). Pietà!
BAFFI. E questa è la foto di un supermercato dove è appena passato Gava con una grande borsa. (Mostra una foto
piena di macerie e desolazione.)
FORLANI (ergendosi fiero). E io sono il ministro degli
esteri e so quattro lingue.
DONAT-CATTIN. Aiuto! (Vola starnazzando e spiumazzando
fuori della finestra, e sparisce tra le nuvole.)
ANDREOTTI. Chi di jella ferisce, di jella perisce! Parliamo
di cose allegre! Ordine del giorno...
BAFFI. Egam!
(Tutti sghignazzano, tirano stelle filanti e inscenano danze pagane.)
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