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Scena: un elegante circolo tennis di Milano. Soci selezionati,
fondo dei campi con disegni di Vuitton, raccattapalle somali.
Sul campo centrale Arnaldo Forlani, Amintore Fanfani, Massimo De Carolis e Nicola Pietrangeli si preparano a una partita di doppio. Arriva di corsa il presidente del Coni Giulio
Onesti.
ONESTI. Dottor Forlani, finalmente l’ho trovata.
FORLANI. Ho molto da fare.
ONESTI. Ma, dottor Forlani...
FORLANI. Non insista, se mi vuol parlare ancora del Cile,
le ripeto che noi non chiediamo la tessera a nessuno.
FANFANI. Preferiamo tesserare i morti.
PIETRANGELI. Il dottor Forlani alludeva al fatto che quando facciamo sport
non badiamo al colore politico dell’avversario.
ONESTI. Ma allora io cosa devo fare?
FANFANI. Perché non si iscrive alla Dc? Pensi che titolo
potremo sparare sul giornale: «Onesti alla Dc», tutti direbbero: ma come, allora ci han preso gusto? Non ne bastava uno? E Zaccagnini non è geloso?
DE CAROLIS. Papà, non scherzare sul partito. (Si fa il segno della croce.)
PANATTA, BERTOLUCCI, ZUGARELLI, BARAZZUTTI (in coro).
Annamo a giocà?
FORLANI. Sì, andiamo. Però per sottolineare il nostro disaccordo dal regime di Pinochet, giocheremo, ma rifiuteremo
di fare la doccia, e torneremo a casa tutti sudati.
FANFANI. Propongo di più. Facciamo giocare il caro De
Carolis, che è un campioncino, in doppio con Panatta. Ogni
punto, si volterà verso Pinochet e dirà: «comunque, non vi
siete comportati bene».
DE CAROLIS. Papà, perché non giochi tu?
FANFANI. Mi piacerebbe, se riuscissi a vedere cosa c’è al
di là della rete.
ONESTI. Allora come mi devo comportare?
DE CAROLIS. Se vuole lo chiedo a Indro, il mago di Milano.
ONESTI. Legge il futuro?
DE CAROLIS. Le pare che legga quella robaccia? Solo il
passato fino al 1920. lo vado sempre a farmi fare le carte
da lui quando devo prendere una decisione importante.
(Arriva il presidente Giovanni Leone tutto vestito di bianco, con scarpette e racchettina.)
LEONE. Posso giocare anch’io?
FANFANI. Scusi, ma lei chi è?
LEONE. Ma come! Non mi riconoscete? (Fa con la mano
destra un caratteristico saluto a testa di lumaca.)
FORLANI. Caro presidente! Ma è proprio lei! Quanto tempo! Ma dov’era finito?
FANFANI. Chi è, pure... mi sembra di ricordarlo...
LEONE. Vabbè, attualmente sono un po’ latitante, ma proprio fino al punto di non riconoscermi... Bravi bravi, vi vedo
in forma. Chi è questo giovanetto coi capelli corti?
DE CAROLIS (scattando sull’attenti). Sottotenente Massimo
De Carolis, prima compagnia, secondo plotone, seconda porta a destra bussate che devo spostare le rotaie del trenino.
Ai vostri ordini signore!
LEONE. Bene, bene. Qual è il tuo Corpo?
DE CAROLIS. Questo qui dentro i vestiti, signore.
FANFANI. Lo scusi sa. E un giovane sottotenente che io sto
sviluppando.
LEONE. È sicuro che non sia un giovane sottosviluppato
che lei sta tenendo?
FANFANI. Ci metterei la mano di Butini sul fuoco.
ONESTI. Io non ho ancora capito cosa devo fare.
PANUCCI, BERTOLATTA, BARAZZELLI E ZUGARUTTI (in coro). Annamo o nun annamo a giocà?
PIETRANGELI. Io quando gioco ai cavalli non gli chiedo
mai la tessera.
FORLANI. Porteremo via l’insalatiera da sotto il naso di
Pinochet.
DE CAROLIS. Dovrà mangiare il radicchio nell’elmetto!
(Si rende conto di aver detto un’altra cretinata, china la testa contrito, diventa rosso.)
(Indro Montanelli balza in campo dal cespuglio dove era
nascosto.)
MONTANELLI. Ti ho visto! Sei diventato rosso! Opportunista!
DE CAROLIS (indietreggiando). No, non è vero, non è vero.
MONTANELLI. Sarai punito. Cosa preferisci? A scelta: 30
nerbate, 30 pater ave gloria, 30 cartoline di Vladivostok,
30...
FANFANI (che sta giocando da solo). 30 a 15, batte Fanfani risponde Newcombe.
DE CAROLIS. Non si dice 30 a 15, si dice thirty-fifteen.
FANFANI. Come parli bene. Sei stato in America? Cosa ci
sei andato a fare?
DE CAROLIS. Niente.
FORLANI. Allora eri con l’inquirente.
PIETRANGELI. Io quando gioco a bowling non chiedo la
tessera a nessuno.
FANFANI (esaltandosi). 30 pari, batte Fanfani, risponde
Newcombe, testa di La Malfa, traversa, rete!
PANELLI, ZUGARATTA, BERTOLUTTI E BARAZZUCCI (in coro). Annamo a giocà?
FORLANI. Ma sì che andiamo, ma sì. Se dobbiamo evitare
tutti i paesi non democratici, che dire allora dei paesi comunisti?
DE CAROLIS. Giusto, giusto (brandisce la racchetta menando fendenti nell’aria) ah, ho una voglia di moderare le
mani...
FORLANI (stentoreo). Questi signori che si scandalizzano
per l’insalatiera cilena, si scandalizzano altrettanto per l’insalata russa?
(Quattro minuti di applausi per Forlani.
De Carolis piange sulla spalla di Montanelli e Fanfani sul ginocchio di Panatta.
Forlani si inchina ripetutamente, finché il coccodrillino non gli cade dalla maglietta e se ne va.)
ONESTI. Allora si va?
FORLANI. Per me, si va.
PANUTTI, BARAZZATTA, ECC. Annamo a giocà!
(Tutti insieme, tennisti e politici, intonano sull’aria di
Faccetta nera.)
Racchetta ne-era/bell’abissi-ina/aspetta e spera/che la Davis è vicina/quando saremo/sul sei a tre/fai un inchino/e
chiedi scusa a Pinochet.
(Se ne vanno.)
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