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ANDREOTTI. Ci siamo tutti?
CORO DI VOCI. Tutti!
ANDREOTTI. Dunque, come avete già capito, con me si
cambia il modo di lavorare. Il mio motto è «tutto e subito».
In questo mese di agosto ci daremo dentro. Entro
settembre voglio che l’economia italiana sia già in netta
ripresa. Quindi, che nessuno batta la fiacca. Ossola, per
favore, mi svegli l’onorevole De Mita e gli levi dalle dita
il sigaro acceso. Per questo ho voluto un governo di tecnici,
persone competenti nel proprio settore. Per lavorare presto,
bene e in fretta. Avete letto la bozza programmatica? Cosa
ne pensate? Onorevole Marcora!
(L’onorevole sobbalza,
cerca di nascondere un giornalino che teneva sulle ginocchia, arrossisce.) Comandi!
ANDREOTTI. Cosa ne pensa dei provvedimenti economici
allo studio per l’agricoltura?
MARCORA. Io veramente ieri sono stato male di stomaco,
non mi sono potuto preparare...
ANDREOTTI. Sa qualcosa almeno della riforma dell’Aima?
MARCORA. No, però so quasi tutto sui piselli. Ieri ho letto
tutte le scatoline Findus che avevo in casa...
OSSOLA. Posso uscire un momento?
ANDREOTTI. No! D’ora in poi, tutti i mercoledì, a questo
vertice economico, guai a chi si assenta anche solo un minuto. Donat-Cattin!
(Donat-Cattin scatta in piedi, batte i tacchi.)
ANDREOTTI (visibilmente compiaciuto). Bravo, bravo. Così
mi piace. Allora, cosa ne dice di questa proposta per il lavoro giovanile, di assumere i giovani negli enti pubblici?
DONAT-CATTIN. Il piano è perfetto. La prima parte è già
scattata. Anzi, se mi è consentito il dire, nell’assunzione di
personale in enti pubblici modestamente il nostro partito è
sempre stato all’avanguardia non solo in Italia, ma a ben
vedere...
ANDREOTTI (lo ferma con un gesto della mano).
Non divaghi.
DONAT-CATTIN. C’è comunque un piccolo problema. Cioè,
se l’adozione di tale provvedimento risolve il problema dei
giovani democristiani, lascia altresì sospeso’ il problema dei
giovani degli altri partiti...
ANDREOTTI (pallido). Come sarebbe a dire?
DONAT-CATTIN. Be’, capo, non mi verrà a dire che adesso
cominciamo ad assumere negli enti pubblici anche i non
iscritti...
ANDREOTTI (furibondo, lanciando lapilli). Per Giuda! Per
Putifarre! (Tutti si fanno il segno della croce.) Nel bozzone
c’è scritto tutti i giovani, e quando dico tutti, dico tutti!
DONAT-CATTIN (birichino). Il capo ha sempre voglia di
scherzare.
Tutti ridono, compreso De Mita, che sogna un film di
Totò, compresi due signori seri in grigio che siedono in fondo al tavolo.
Anche Andreotti, alla fine, non si trattiene, e
scoppia in una sonora risata: «Che ragazzacci, che ragazzacci».
(Si asciuga con un fazzoletto.) Marcora gli regala
una foglia di lattuga.
OSSOLA. Posso uscire un momento?
ANDREOTTI. No caro Ossola, tu sei un tecnico di commercio con l’estero,
e non te ne vai finché non mi hai preparato le previsioni di deficit fino all’anno 1990, in bella
copia, e se non me le porti fatte bene ti faccio scrivere 200
volte sul quaderno: «Sono uno yesman».
OSSOLA. Ho già fatto le previsioni.
ANDREOTTI. Sentiamo.
OSSOLA. Esportazioni: forte calo a eccezione di essenza
di bergamotto ed emigranti. Stazionaria l’esportazione di
capitali e di fascisti. Importazioni: prodotti chimici mortali
e pestilenziali, scarichi di petrolio, giocatori di pallacanestro,
telefilm americani, tutte le materie prime ad eccezione
dell’origano.
ANDREOTTI. Proposte tecniche?
OSSOLA. Aumentare le esportazioni e diminuire le importazioni.
(Mormorio ammirato nella sala.)
ANDREOTTI. Ma gli Usa sono d’accordo?
OSSOLA. Non importa che lo sappiano.
(Strizza l’occhio, applausi dei presenti.)
ANDREOTTI. Questo sì che è un governo coi fiocchi, tutto
di tecnici.
DE MITA. Nel quadro degli interventi per il mezzogiorno,
sono già in grado di dire che una grande ditta americana è
in contatto con noi per raddoppiare i suoi dipendenti nel
sud.
ANDREOTTI. Come si chiama?
DE MITA. Cosa nostra. È una ditta che fabbrica souvenir.
ANDREOTTI. Bene, bene...
STAMMATI. Il ministero del tesoro ha indetto una caccia
al tesoro fra i dipendenti...
ANDREOTTI. Bene, bene...
GAVA. Io ho comprato una lancia termica.
ANDREOTTI. Bene, bene...
I DUE SIGNORI IN GRIGIO. Noi...
ANDREOTTI (perplesso). Chi siete voi?
UNO. Pandolfi.
ANDREOTTI (illuminandosi).
Quello che lavora con la Antonella Steni?
UNO. No, sono il ministro delle finanze.
ANDREOTTI (un po’ deluso).
Ah, bravo, bravo. E lei chi è?
L’ALTRO. Io sono Morlino.
ANDREOTTI. E cosa fa?
L’ALTRO. Faccio il ministro del bilancio e il ministro delle regioni.
ANDREOTTI. E poi?
MORLINO. So riparare i lavandini.
ANDREOTTI. Bene. Vada a casa di Fanfani, ce n’è uno che
perde.
DONAT-CATTIN. A mettersi con Fanfani si perde sempre.
(Risata sguaiata dei presenti.)
(Ossola cerca di sgattaiolare via, ma Andreotti lo blocca
per la giacca.)
ANDREOTTI. Alto là! Credete di battere la fiacca? Non
mi chiamo mica Moro, io. Lavorare, lavorare. Prendete il
quaderno e scrivete. Problema: un petroliere ha 60 miliardi
di deficit, ma conosce 46 onorevoli. Un editore ne ha 52 e
ne conosce 21. Domanda: quanti anni ancora potranno tener botta?
(Silenzio rotto solo dal cric cric dei pennini che corrono
sulla carta. Il sole tramonta.)
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