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Al grande Tadeus Kropfk Mzan, re dei marziani, imperatore delle galassie, signore delle stelle fredde,
terrore degli eserciti, mago del biliardo, aquila delle comete, baluardo del centrocampo, salus infirmorum,
re dell’acciaio, gran maestro universale, oscar per la miglior colonna sonora:
Io, esploratore di terza categoria Salvatore Hrakf Barzak di Domenico Booniboo IV,
ti comunico i risultati della mia osservazione tenuta il mese scorso con disco volante sul pianeta Terra.
Tra tutte le cose strane viste nella mia esplorazione,
nulla mi ha colpito quanto ciò che ho visto in un paese chiamato Italia.
In questo paese c’è un partito, la democrazia cristiana, che è al governo da trent’anni,
e nessuno ne può più.
Questa Dc è molto innamorata dell’Italia, e follemente gelosa,
quando si sente tradita dice «o mia o di nessuno», e cerca di ammazzarla.
L’Italia torna subito in riga.
La Dc è in mano a uomini singolari, da me osservati con attenzione.
Quello che fa finta di essere il capo è un certo Zac,
che tutti dicono «ma che brav’uomo, ma com’è onesto».
Un giorno mi sono azzardato ad andare a vederlo da vicino.
Ero in mezzo alla gente, e m’è caduto il cappello che mi copriva le antenne.
Nessuno mi ha considerato. Guardavano tutti Zac con gli occhi spalancati.
Poi mi hanno spiegato che tra i democristiani fa molto più effetto un onesto che un marziano.
Zac dice che la Dc è cambiata. La gente ride e lo vota.
Il vero capo è un certo Fanfani. Assomiglia a un fungo marziano, però in piccolo.
È un tipo molto moderno. Il suo vestito preferito è l’armatura, tinte pastello.
Questo Fanfani, a differenza dei suoi simili, non è mai stanco,
tanto che penso si tratti di un robottino caricato a molla, basta una giratina di chiave,
e il robottino comincia a parlare.
Dice che i comunisti statalizzeranno i parrucchieri, e bisognerà andare a farsi fare lo shampoo in questura.
Che verranno messi registratori nei confessionali e piranha nelle acquasantiere.
Prende sempre batoste, sembra finito, lo tirano sempre giù e ogni volta lui torna su.
Gli amici dicono che è come una bottiglia di plastica in un water.
La gente si tappa il naso e lo vota.
C’è anche un certo Moro, che potrebbe essere dei nostri,
infatti quando parla sembra che legga l’elenco del telefono di Marte, tanto è chiaro.
Lo chiamano «la stirpe di Mogadon» dal nome di un famoso sonnifero.
Dove arriva, paralizza. In alcune case di cura, con una sua foto fanno l’anestesia agli operandi.
Entra nelle stazioni e blocca i treni, per strada ferma i cani con la zampa alzata e le macchine ai semafori.
Quando parla, i microfoni si piegano come fiori appassiti. Svengono perché riconoscono la sua voce.
Dice che sotto la spinta della Dc il paese riprenderà vigore. La gente sbadiglia e lo vota.
Poi c’è un certo Castelli, della commissione inquiniente,
che è una via di mezzo tra inquirente e qui non c’è niente,
che è la frase che dice sempre Castelli quando è stato in un
posto a indagare. Castelli gira sempre con una vanga in mano.
Insabbia tutto, dalle frittate dei cavalli per strada agli scandali del petrolio.
Quando va in vacanza a Riccione sotterra gli ombrelloni, il bagnino, il venditore di cocco,
dice «adesso ci siamo» e sparisce sotto la sabbia come una talpa, per due settimane.
Finora in Italia non c’è uno scandalo che sia stato chiarito.
Castelli però garantisce: d’ora in poi faremo luce. La gente imprecando lo vota.
Non è finita, gran Re dei Re. In Italia c’è un servizio segreto, il Sid,
che tutti dicono questa volta lo mettiamo in ordine noi, e Andreotti ha vuotato i portacenere,
e Forlani ha spolverato le ragnatele, ma non è ancora in ordine.
È tutto un simpatico andare e venire di fascisti e americani,
un gaio scoppiare di bombe e fiorire di nuclei.
Fino ad adesso in Italia non c’è una strage di cui si siano scoperti i mandanti.
Andreotti e Forlani garantiscono: faremo luce. La gente storcendo la bocca li vota.
Poi c’è Rumor, che a Vicenza è molto potente, c’è la sua foto su tutti i krapfen,
e un certo Bisaglia che è il suo delfino.
Dicono che è ora di finirla con i feudi personali,
però quando mangiano insieme fanno una riga sulla tovaglia,
e se Bisaglia la passa col gomito, Rumor lo punge con la forchetta.
La gente stringendo i denti li vota.
Poi ci sono i giovani leoni, che hanno fatto scappare le vecchie antilopi (accidenti se ne prendi più una).
I più importanti sono Umberto Agnelli e Rossi di Montelera, la componente operaia della Dc.
C’è Massimo De Carolis, che rappresenta la maggioranza silenziosa,
quella che non parla mai perché ha sempre la bocca piena.
Poi ci sono le facce nuove: Colombo e Gava col naso alla De Rege e, direttamente dalla squadra juniores, La Pira.
La gente dice «eppure questo qua mi sembra d’averlo già visto» e li vota.
Insomma Re dei Re, la morale è questa. La Dc ha scoperto la formula del governo perpetuo.
Perché peggio governa, e più è facile che prenda voti.
Perché governando male, rafforza il pericolo del comunismo, e quindi ha bisogno di essere rafforzata.
È un’idea grandiosa, che non ha uguali nel sistema solare.
Per questo, Re dei Re, ti comunico che non tornerò su Marte.
Ho fondato un partito, il Mmab (Movimento marziano anti bolscevico).
Da tre settimane vado in giro rubando portafogli, tirando petardi e sputando sulle scarpe ai passanti.
A chi mi rimprovera dico che questo è niente in confronto a quello che sarà se vengono i comunisti.
I sondaggi Demoskopea dicono che digrignando i denti, vomitando bile, impazzendo dal disgusto,
urlando dal raccapriccio, il 16,9% degli italiani è già pronto a darmi il voto.
Domani vado a Varese, dove m’hanno detto che c’è un parco nazionale con quattro liberali.
Esporrò il mio programma economico:
diritto di sciopero limitato all’intervallo della merenda e salari pagati con soldi del monopoli.
Son quattro voti sicuri, se non arriva prima Fanfani. Addio, Re dei Re. Qui si fa la pacchia.
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